Mirandola, Daniele Tavoni davanti al giudice per la convalida del fermo: la doppia diagnosi e i litigi per il denaro

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Daniele Tavoni, 54 anni, comparirà domani mattina davanti al giudice per l'udienza di convalida del fermo. È accusato del duplice omicidio aggravato della madre, Vincenza Giannini, 74 anni, e del marito di lei, Pietro Ferdinando Casari, 82 anni, trovati decapitati nella loro abitazione di via Imperiale, nella zona industriale di Mirandola, nel Modenese. L'uomo, che viveva nella piccola casa accanto a quella della madre, si trova nel carcere di Modena.

Secondo quanto riferito dalla Procura, nella sua abitazione sono stati rinvenuti gli strumenti ritenuti utilizzati per il delitto, con "evidentissime e copiose tracce ematiche", insieme a tracce di sangue sui vestiti.

Il ritrovamento e le prove a carico del figlio

A dare l'allarme, giovedì sera intorno alle 19.30, è stata una vicina di casa che non vedeva né sentiva i due anziani da alcuni giorni. Quando gli agenti del commissariato di Mirandola sono entrati nell'abitazione insieme ai vigili del fuoco e al personale del 118, si sono trovati davanti a una scena drammatica: i corpi dei coniugi erano legati e decapitati, con le teste collocate all'interno della stessa casa. Le indagini, coordinate dalla Procura di Modena, si sono concentrate in tempi rapidi sull'ambiente familiare.

Nella casa adiacente, occupata da Tavoni, la polizia ha trovato coltelli e altri strumenti da taglio ancora insanguinati. L'uomo, al momento dell'arrivo degli investigatori, si trovava all'esterno dell'abitazione in stato di alterazione e non ha rilasciato dichiarazioni.

Un percorso psichiatrico interrotto e la dipendenza da sostanze

Il profilo di Tavoni emerge dalle testimonianze raccolte dagli inquirenti e dai documenti sanitari. All'uomo era stata diagnosticata una psicosi delirante cronica, con un percorso di cura iniziato oltre dieci anni fa e un'ultima visita risalente al 2019. La sua situazione, secondo quanto emerso, era complicata da una doppia diagnosi: alla patologia psichiatrica si aggiungeva la dipendenza da sostanze. Aveva alle spalle una separazione coniugale, vissuta come un trauma, e un figlio oggi trentenne. Svolgeva lavori saltuari e non aveva un'occupazione stabile.

La madre, secondo chi la conosceva, aveva continuato a sostenerlo nonostante le preoccupazioni, e proprio il rifiuto dell'uomo di sottoporsi ad aiuti specialistici sarebbe stato uno dei motivi dei frequenti litigi tra i due.

Le liti per il denaro e il rapporto con la madre

Le indagini non hanno ancora accertato il movente, ma diverse persone vicine alla famiglia hanno riferito agli investigatori che Tavoni si rivolgeva spesso alla madre e al patrigno per ottenere denaro, alimentando discussioni ricorrenti. La vittima, che aveva lavorato per trent'anni come operaia nel distretto biomedicale di Mirandola, si era confidata con alcune amiche manifestando il timore delle reazioni del figlio.

Il marito, conosciuto come Pietro, era nato a San Felice sul Panaro e frequentava un centro diurno; la mattina del delitto non si era presentato, un'assenza che aveva contribuito a far scattare i primi allarmi. La coppia era descritta come unita e tranquilla, ma la situazione del figlio pesava sulla vita quotidiana dei due anziani.

Il dibattito sulla salute mentale e il caso Rizzello

Il delitto di Mirandola ha riportato al centro il tema della gestione dei disturbi psichiatrici gravi e del sostegno alle famiglie. Francesca Rizzello, sopravvissuta nel 2019 a un'aggressione con 19 coltellate da parte del fratello affetto da disturbi psicotici, è intervenuta sulla vicenda richiamando l'attenzione sulle difficoltà che i nuclei familiari affrontano quando un congiunto rifiuta le cure. "Le famiglie non possono essere lasciate sole", ha dichiarato, sottolineando la necessità di strutture di assistenza continuativa per le persone con patologie complesse.

La sua testimonianza si intreccia con il caso di Mirandola, dove la Procura continua a raccogliere elementi per ricostruire le dinamiche familiari e il momento esatto in cui è maturata la tragedia.

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