Mirandola, coniugi decapitati: fermato il figlio della donna. Trovate le mannaie insanguinate
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Redazione Interno
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MIRANDOLA – È rimasto in silenzio davanti agli investigatori Daniele Tavoni, 55 anni, l'uomo accusato di essere l'assassino di Ferdinando Casari, 82 anni, e Vincenza Giannini, 74, i due coniugi ritrovati cadaveri ieri nella loro casa di via Imperiale, nella Bassa modenese. Il figlio della donna, affetto da problemi mentali, è stato torchiato per tutta la notte come principale sospettato. A suo carico, ha spiegato il procuratore Luca Masini, ci sono «gravi indizi di colpevolezza». L'uomo è stato portato in carcere con l'accusa di duplice omicidio aggravato.
La dinamica del ritrovamento e gli elementi a carico
Viveva accanto a loro, la porta a fianco di una casa appena fuori Mirandola, nella campagna modenese. E proprio lì sono state ritrovate le mannaie che ha usato per massacrare la madre e suo marito. Le forze dell'ordine lo hanno trovato in giro intorno alla casa, coperto di sangue. Nell'appartamento i corpi delle vittime, il sangue ovunque, le teste trovate in due bacinelle vicino ai corpi. Li ha legati, decapitati, mutilati con ferocia.
Il primo segnale di allarme è stato il fatto che Pietro non si era presentato alla mattina al centro diurno che frequentava abitualmente; poi ad avvertire le forze dell'ordine è stata, verso le 19.30, la vicina non vedendo i coniugi uscire di casa.
Il quadro familiare e le fragilità psichiche
«In passato gli avevano fatto anche un Tso. Aveva qualche piccola fragilità, come possiamo avere tutti, sua mamma Vincenza lo amava molto e lui amava la Vincenza, vivevano in simbiosi». È il racconto di Nadia, vicina di casa e amica della coppia massacrata. Daniele Tavoni era disoccupato, aveva fatto tanti lavori – dallo sfalcio di erba ai pozzi – ma non riusciva a mantenersi. Era stato in cura dal Centro di salute mentale che però aveva smesso di frequentare; disturbo psicotico, la diagnosi.
Si parla anche di problemi economici, certo è che non mancavano le «discussioni familiari».
Le indagini e i rilievi scientifici
A incastrare l'uomo sono stati i rilievi scientifici incrociati condotti dagli specialisti della squadra mobile di Modena e della polizia scientifica sotto la direzione del magistrato di turno. Varcata la soglia del 54enne, contigua a quella del duplice massacro, gli investigatori hanno in breve trovato gli strumenti da taglio utilizzati per decapitare i due anziani – delle mannaie – ancora impregnati di «copiose ed evidentissime» tracce di sangue. Sarà l'autopsia a stabilire le cause esatte della morte.
Nelle prossime ore la Procura richiederà al gip la convalida del fermo e l'applicazione della misura cautelare ritenuta idonea.
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