Italia, Baldini convoca i giovani e attacca i «lestofanti»: «Hanno il potere in mano»

Articolo Precedente

precedente
Articolo Successivo

successivo

Redazione Sport Redazione Sport   -   FIRENZE. Non è bastata la mancata qualificazione ai Mondiali – ennesima, dopo il dramma bosniaco che ancora pesa come un macigno – a scalfire una certa idea di gestione del pallone, quella per cui l’esperienza (si fa per dire) di un trentanovenne vale comunque più della freschezza di un ragazzo di belle speranze. Silvio Baldini, chiamato a guidare l’Italia ad interim dopo le dimissioni del precedente allenatore, ha deciso di spazzare via ogni ipocrisia dal primo giorno di raduno a Coverciano.

Lui che di curriculum per stare sulla panchina più importante d’Italia dice spudoratamente di non averne («ci vuole un certo tipo di percorso, e io questo non ce l’ho»), ha messo nel mirino quelli che lui definisce «i lestofanti». Una parola antica, quasi dimenticata, che il tecnico ha rispolverato con una violenza semantica rara: «Alcune persone le chiamo così, e spesso hanno in mano le redini del gioco». A suo avviso, questi personaggi pensano soltanto ai propri interessi, alimentando un mercato che preferisce i calciatori anziani perché più funzionali ai loro affari.

Se il sistema è malato, l’antidoto secondo Baldini non può che essere una scelta radicale: puntare sui ragazzi. Dei ventiquattro convocati per le amichevoli contro Lussemburgo (in trasferta il 3 giugno) e Grecia, ben diciannove non hanno mai indossato la maglia della Nazionale maggiore, mentre l’età media dell’intero gruppo sfiora a malapena i vent’anni.

Il tecnico non ha fatto sconti a nessuno, selezionando i suoi fedelissimi dell’Under 21 e aggiungendo soltanto due elementi di «certo livello»: il portiere del Manchester City e Francesco Pio Esposito. Tra i nomi spiccano quelli di ragazzi che giocano all’estero, dalla Bundesliga alla Ligue 1 – come Chiarodia, Mane, Reggiani e Koleosho – esempi viventi di come la disaffezione dei club italiani verso i vivai stia spingendo i talenti a cercare fortuna altrove.

A dare man forte ci ha pensato il capitano, che ha scelto volontariamente di ridurre le ferie per rispondere presente: «Sono qui per dare una mano – ha spiegato il portiere – e per far capire che la maglia azzurra è troppo importante».

«L’esperienza la fai giocando»: la critica senza filtri ai metodi dei club

La riflessione di Baldini, però, non si ferma alla polemica generazionale ma affonda le radici in un problema strutturale. Perché un giovane italiano fa fatica a sfondare nel proprio Paese? Secondo il commissario tecnico la risposta è disarmante nella sua semplicità: non gioca mai. «L’esperienza la fai giocando», ha tuonato in conferenza, aggiungendo che se il minutaggio è ridotto all’osso, «il valore del calciatore rimane imprigionato».

Il tecnico ha rovesciato la domanda ai dirigenti di club, chiedendosi quale sia il vantaggio economico o tecnico nel comprare un trentanovenne invece di pescare dal vivaio. La stessa lentezza che si vede oggi sui campi italiani, per Baldini, è figlia di questa mentalità: «I giovani portano entusiasmo, ritmo, velocità. I giocatori più adulti gestiscono le fatiche e aggrediscono meno. Pensate al PSG o all’Aston Villa», ha concluso, lanciando un parallelo con le squadre europee che invece corrono.

Coverciano, subito campo: i primi test per la nuova Italia

Nel frattempo, sul campo di Coverciano, le parole hanno lasciato spazio ai fatti. Baldini ha già schierato la sua squadra in una prima partitella, adottando il consueto 4-3-3 che ha caratterizzato la gestione dell’Under 21. Nella formazione titolare provata, tra i pali c’è naturalmente il capitano, mentre la difesa vede agire Palestra, Comuzzo, Chiarodia e Ahanor. A centrocampo spazio a Pisilli, Lipani e Dagasso, con il trio d’attacco composto da Fini, Pio Esposito e Koleosho.

Dall’altra parte del campo, a dimostrare la profondità di una rosa giovane ma quantomai interessante, si sono visti all’opera altri talenti come Faticanti (centrocampista di proprietà della Juventus), Bartesaghi del Milan e l’attaccante Camarda. Un primo test, questo, che serve al tecnico per limare i dettagli in vista dei due impegni internazionali di giugno: non semplici amichevoli, come tiene a ripetere Baldini, ma due esami di maturità per dimostrare che l’orgoglio azzurro può ancora essere riposto in mani giovani, purché siano leali e affamate.

Proprio quella fame, del resto, è l’unica arma che Baldini ha chiesto ai suoi di non dimenticare mai. «L’onore è in palio» – ha detto loro – «e l’orgoglio non lo si può tradire». In un calcio italiano che, stando alla sua visione, naviga a vista sotto la regia di dirigenti poco seri, la scommessa di questo commissario tecnico "ad interim" è azzardata quanto affascinante. Che poi, a guardare bene la lista dei convocati, forse non è neanche così azzardata: di nomi, anche in Serie A, se ne vedono pochi.

Ma proprio per questo, se dovessero farcela, questi ragazzi avrebbero il merito di aver ricostruito un'intera nazionale partendo dalle macerie di una gestione che, a parole del loro stesso allenatore, preferisce i "lestofanti" ai sognatori.

Puoi condividere questo articolo o riprenderne i contenuti, anche parzialmente, citando la fonte con link attivo a informazione.news, il portale online di notizie e approfondimenti.