Molestie e spray urticante sul bus a Reggio, l’autista: "Lascio il lavoro e torno a casa"
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Redazione Interno
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La domenica pomeriggio, l’orario in cui le famiglie e i ragazzi più giovani popolano i mezzi pubblici per gli spostamenti del fine settimana, è stata interrotta da una sequenza di eventi che hanno trasformato la linea 93, quella che collega Viadana a Reggio Emilia, in un teatro di tensione e paura. Poco dopo le quattordici, a bordo di un autobus gestito da Seta, un uomo in stato di alterazione ha iniziato a rivolgere frasi a connotazione sessuale esplicita e irripetibile verso una ragazza di sedici anni. La violenza verbale, gratuita e minacciosa, è stata interrotta dall’intervento di un’altra giovane passeggera, la quale ha preso le difese della minorenne, cercando di fare da scudo tra la vittima e il molestatore. In quel frangente concitato, qualcuno tra i presenti ha fatto ricorso allo spray al peperoncinno, una difesa personale che spesso si trasforma in un’arma a doppio taglio quando utilizzata in spazi angusti e affollati. La sostanza urticante, diffondendosi rapidamente nell’abitacolo chiuso, ha costretto l’autista alla guida, Rosalinda Brazzò, a una manovra d’emergenza: fermare il mezzo in piena corsa e spalancare i portelloni per far uscire i passeggeri, prima che la situazione degenerasse ulteriormente in problemi respiratori per l’intera utenza.
Rosalinda, autista con esperienza e originaria del modenese, si è trovata suo malgrado al centro di una dinamica che conosce fin troppo bene. Mentre tentava di mantenere il controllo del mezzo e della situazione, ha azionato i contatti con il 112, consapevole che la linea telefonata potesse registrare il caos circostante. L’aggressore verbale, un uomo che risiede a Cadelbosco, è lo stesso che, secondo il racconto della Brazzò, sale abitualmente sulla sua corriera e che già in passato aveva preteso, in maniera aggressiva, che venisse messa della musica a bordo. Un dettaglio, quest’ultimo, che trasforma l’episodio di domenica da fatto isolato a preoccupante consuetudine.
“Mia figlia ha la stessa età, ora ho paura a incontrarlo di nuovo”
Il racconto di Rosalinda Brazzò, rilasciato all’indomani dell’accaduto, porta alla luce il senso di vulnerabilità che prova chi siede al posto di guida. Il pensiero è corso immediatamente alla sua famiglia: “Mia figlia ha la stessa età della ragazzina molestata”, ha confidato la donna, spiegando che oggi, salendo nuovamente in cabina, potrebbe ritrovarsi davanti l’uomo che ha seminato il panico domenica. Una prospettiva che pesa come un macigno sulla serenità lavorativa di chi è chiamato a trasportare persone. L’autista, che guida da anni e ha maturato esperienza anche in Trentino, ha maturato una decisione drastica: lasciare il lavoro a Reggio Emilia e fare ritorno nella regione d’origine. La sua scelta, dettata da un accumulo di tensione e dalla mancanza di sicurezza percepita, è la cartina di tornasole di un disagio profondo che attraversa il settore del trasporto pubblico locale.
Il clima di escalation e la recidiva di alcune condotte
L’episodio della linea 93 non rappresenta un caso sporadico nel panorama reggiano, ma si inserisce in un quadro di tensione crescente. Sul finire del 2025, i carabinieri della stazione di Corso Cairoli avevano già eseguito una misura cautelare nei confronti di un altro giovane residente nella zona, accusato di violenza sessuale aggravata e continuata ai danni di due ragazze, una delle quali minorenne. In quell’occasione, il modus operandi era diverso ma altrettanto subdolo: le vittime venivano avvicinate con pretesti proprio alle fermate degli autobus o sui mezzi pubblici, per poi essere condotte con l’inganno o con la forza in luoghi isolati. Un fenomeno, quello delle aggressioni e delle molestie in ambito di mobilità, che secondo i sindacati di categoria è in preoccupante espansione, coinvolgendo tratte urbane ed extraurbane e richiederebbe, a detta dei rappresentanti dei lavoratori, l’istituzione di tavoli permanenti in prefettura per arginare la deriva. Il ripetersi di episodi di cronaca, come il pestaggio di un controllore avvenuto a Scandiano poco più di un mese fa, conferma una tendenza all’escalation di violenza che colpisce sia gli addetti ai lavori che l’utenza.
Lo spray al peperoncino come estrema risorsa
L’uso dello spray urticante all’interno dell’autobus ha aggiunto un ulteriore elemento di complessità alla vicenda. Se da un lato chi lo ha azionato ha probabilmente tentato di neutralizzare il molestatore o di creare un diversivo, dall’altro la scelta ha reso insostenibile la permanenza nel veicolo, obbligando la conducente a fermarsi e interrompere il servizio. Un paradosso che mette in luce come, nell’assenza di un controllo efficace e di una presenza costante delle forze dell’ordine, i passeggeri si sentano autorizzati o costretti a utilizzare strumenti di autodifesa che, in spazi pubblici ristretti, rischiano di mettere fuori gioco vittime e soccorritori insieme all’aggressore. Per Rosalinda, l’amarezza è tanta: dopo anni passati a trasportare pendolari e studenti, a sopportare gli alterchi e le richieste sbagliate, la goccia che ha fatto traboccare il vaso è stata la paura per quella ragazzina di sedici anni e la consapevolezza che, a bordo del suo bus, quel giorno non c’era più la civile convivenza, ma solo la legge del più forte o del più sprovveduto.




