Borsa, milano chiude in rialzo dello 0,77%: banche ed energetici trascinano il ftse mib
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Redazione Economia
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Martedì 28 aprile 2026, la sessione di Piazza Affari si è conclusa con un deciso segno più – il FTSEMib ha archiviato le contrattazioni a +0,77% – in un contesto europeo che, seppur generalmente positivo, ha mostrato andamenti più contrastati rispetto alla vivacità mostrata dal listino milanese. La borsa italiana, dopo aver sfiorato nelle ore centrali della giornata i massimi storici, ha leggermente ridimensionato le ambizioni, ritracciando da un picco intraday di 48.327 punti fino a chiudere poco sotto la soglia dei 48mila, precisamente a 47.969 punti. Una performance, quella del Ftse Mib, che ha trovato linfa soprattutto in due macro-settori: la galassia bancaria e il comparto energetico, entrambi beneficiari di condizioni di mercato particolarmente favorevoli.
Il traino dei petroliferi e il rincaro delle materie prime
A spingere con decisione gli indici ci hanno pensato innanzitutto i titoli energetici, con Eni in bella evidenza tra i maggiori rialzisti: la società ha approfittato dell’incremento dei prezzi del petrolio greggio, un’impennata quest’ultima che – come spesso accade in periodi di tensioni geopolitiche – riflette le rinnovate preoccupazioni per il conflitto in Medio Oriente. Le speranze, seppur flebili, di possibili sviluppi positivi nei negoziati hanno comunque alimentato un cauto ottimismo sui mercati del Vecchio Continente, con l’Euro Stoxx 50 e l’Euro Stoxx 600 entrambi fermi a un +0,2%. Il segmento energetico paneuropeo ha viaggiato a +1,7%, mentre quello bancario ha guadagnato un punto percentuale, dimostrando una certa resilienza nonostante il clima di incertezza.
Il duello bancario e le ipotesi di nozze tra istituti
Sul fronte del credito, le attenzioni si sono concentrate in particolare su Banco Bpm e Monte dei Paschi di Siena: entrambi hanno registrato acquisti massicci, alimentati dalle indiscrezioni – rilanciate più volte dalla stampa finanziaria – di una possibile fusione tra i due istituti. Un’operazione, questa, che tornerebbe di stretta attualità dopo anni di voci e smentite, ridisegnando gli equilibri del credito italiano. Anche Unicredit ha chiuso in rialzo, confermando l’interesse per il comparto. Eppure, non tutte le piazze europee hanno seguito lo stesso passo: Milano è riuscita a guadagnare l’1,25% a fine mattinata, mentre Londra, Francoforte e Parigi sono apparse più deboli, con ribassi frazionali registrati nel primo pomeriggio.
Le controindicazioni: farmaceutici e chimici in affanno
A frenare l’entusiasmo generale, impedendo al FTSEMib di mantenere i livelli record, ha contribuito il cattivo andamento del settore Healthcare, scivolato dell’1% a livello europeo. Il peso maggiore è arrivato da Quiagen, crollata del 6% dopo aver diffuso un profit warning che ha gelato gli investitori; la società tedesca ha trascinato nel vortice negativo anche l’italiana Diasorin, finita in calo del 3%. Non è andata meglio a Bayer e Novartis: la prima ha lasciato sul terreno un altro 3%, mentre la seconda – nonostante i conti trimestrali – ha deluso le attese con profitti e vendite inferiori alle previsioni, subendo la medesima flessione. Il comparto dei chimici ha chiuso in ribasso dell’1%, completando un quadro dove i guadagni di banche e petroliferi hanno comunque prevalso, portando Milano in territorio positivo ma senza l’euforia dei massimi.




