Il sugo alle verdure? Meglio se bio. La classifica di Altroconsumo premia l’etichetta pulita
Articolo Precedente
Articolo Successivo
Redazione Economia
-
Pratico, versatile, pronto in pochi minuti. Il sugo alle verdure confezionato ha dalla sua la comodità, e spesso anche una certa immagine di leggerezza – complice il fatto che “verdure” suona comunque sano – ma il problema nasce con un pizzico di approfondimento, perché basta aprire la lista degli ingredienti di qualche vasetto per rendersi conto che non tutti i prodotti sono uguali. Altroconsumo ne ha analizzati 17, tra i più diffusi nella grande distribuzione, e ne ha tratto una classifica che spiazza chi pensa che i marchi storici siano sempre la scelta migliore.
Carrefour sul podio, e non per i prezzi
Il prodotto che guida la graduatoria non è un marchio industriale di primo piano, ma una linea della grande distribuzione: il Carrefour Bio Sugo alle Verdure, che con 87 punti si aggiudica il Titolo di “miglior composizione” nella fascia “molto buono”. Un punteggio che riflette una composizione pulita, senza additivi né ingredienti ultraprocessati; alle sue spalle, troviamo il Mutti Sugo con Verdure Grigliate (82 punti) e l’Esselunga Bio Sugo alle Melanzane (80 punti), che insieme all’Alce Nero Sugo di Pomodoro con Verdure (80 punti) completano la top five. Più indietro, invece, si piazzano alcuni prodotti che pure giocano sul concetto di “naturalezza” ma che, secondo l’analisi, tradiscono le aspettative: il Polli Ragù Vegetale di Peperoni e Melanzane, per esempio, si ferma a soli 30 punti, mentre il Coop Ragù Vegetale non va oltre i 35.
Come si calcola la qualità di un vasetto
Il metodo usato dall’associazione dei consumatori è articolato e lascia poco spazio al caso. Per costruire la classifica, Altroconsumo ha analizzato le informazioni riportate in etichetta: i valori nutrizionali – calcolati con il sistema del Nutri-Score, quell’algoritmo sviluppato in Francia che attribuisce un punteggio in base a calorie, grassi saturi, zuccheri e sale – pesano per il 55% sul voto finale. A questi si aggiunge un’analisi della presenza di additivi (15% del punteggio), con una netta distinzione tra quelli considerati accettabili e quelli da evitare, e una valutazione del grado di trasformazione industriale (un altro 15%), che penalizza aromi, amido modificato, destrosio e fibre aggiunte. Gli edulcoranti contano per il 10% (e sono sempre bocciati, in linea con le raccomandazioni dell’Oms), mentre l’ultimo 5% riguarda la “porzione”: chi ne propone una più abbondante rispetto alla media di categoria perde punti.
Quando “verdure” non fa rima con “leggero”
L’immagine positiva dei sughi alle verdure, insomma, non sempre regge all’esame della lista ingredienti. Se da un lato la comodità resta un valore innegabile – dall’altra parte c’è il rischio di portare in tavola prodotti molto lontani dall’idea di genuinità che evocano. L’indagine di Altroconsumo dimostra che, in questo settore, l’etichetta “bio” o la presenza di verdure nell’immagine di copertina non bastano a garantire un pasto sano; anzi, a fare la differenza sono spesso le linee più attente alla qualità nutrizionale, quelle che evitano gli eccipienti superflui e mantengono il profilo degli zuccheri sotto controllo. Per chi cerca un’alternativa rapida senza troppe rinunce, la classifica offre una bussola: meglio puntare sui primi tre in graduatoria, se si vuole evitare di acquistare un prodotto ultraprocessato travestito da contadino.




