Bolsonaro, la condanna per golpe è definitiva: inizierà a scontare 27 anni

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   La Corte Suprema del Brasile ha posto fine a ogni possibile margine di manovra legale per Jair Bolsonaro, dichiarando passata in giudicato la sentenza che lo condanna a ventisette anni e tre mesi di reclusione per aver guidato, dopo la sconfitta elettorale, un piano cospirativo il cui obiettivo era impedire l’insediamento del legittimo vincitore, Luiz Inácio Lula da Silva. Con questa pronuncia, che sancisce l’esaurimento di ogni grado di appello e ricorso, il provvedimento penale diventa immediatamente esecutivo, aprendo materialmente la fase in cui l’ex presidente dovrà iniziare a scontare la pena, una delle più lunghe mai irrogate a un capo di Stato in epoca democratica.

Il via libera all'esecuzione penale

La Corte, la cui posizione è stata ribadita con un comunicato ufficiale che non lascia spazio a fraintendimenti, ha specificato come i termini per presentare ulteriori impugnazioni siano ormai decaduti. Il suo team di avvocati, del resto, aveva già rinunciato a proporre un secondo appello dopo il primo, respinto all’inizio del mese. Bolsonaro, che si trovava già in custodia cautelare presso un complesso di polizia a Brasilia, viene dunque trasferito in carcere per dare corso a quanto stabilito dalla massima autorità giudiziaria nazionale, la quale, pur non avendo ancora fornito dettagli operativi sul trasferimento definitivo, ha comunque reso chiaro che non sussistono più ostacoli procedurali.

Arresti per gli ex ministri coinvolti

La chiusura definitiva del caso giudiziario principale non riguarda, tuttavia, il solo Bolsonaro. All’operato della magistratura, che prosegue le indagini su tutti gli aspetti del tentativo di sovvertire l’esito delle urne, si deve anche l’arresto di alcuni degli ex ministri che, durante il suo governo, avrebbero avuto un ruolo di primo piano nell’organizzazione della cospirazione. Anche per costoro, le cui posizioni sono state unite a quella dell’ex presidente nel maxi-processo conclusosi lo scorso settembre, le condanne sono ormai definitive e l’esecuzione penale è diventata un fatto concreto.

Il peso di una sentenza storica

La gravità della condotta accertata in sede processuale, che includeva la regia di azioni tese a delegittimare il sistema di voto e a incitare disordini, ha portato i giudici a irrogare una pena particolarmente severa. La sentenza, divenuta ora irrevocabile, segna un capitolo decisivo nella storia istituzionale del paese, chiudendo un periodo di forti tensioni politiche e tentativi eversivi. L’intero iter giudiziario, seguito con apprensione dall’opinione pubblica, si è concluso senza che venissero sollevate obiezioni sostanziali sull’impianto accusatorio, confermando la solidità delle prove raccolte durante le lunghe e articolate indagini.

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