Garlasco, l'accusa di occultamento ai Ris di Parma e le difese di Garofano

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Redazione Interno Redazione Interno   -   La chiusura delle indagini della Procura di Pavia sul delitto di Garlasco ha riacceso i riflettori su un capitolo sepolto da diciannove anni. Al centro della bufera giudiziaria c'è il Reparto Investigazioni Scientifiche di Parma e il suo storico comandante, il generale Luciano Garofano. L'ipotesi formulata dagli inquirenti è pesante: i carabinieri del Ris avrebbero omesso di depositare i risultati di due controanalisi eseguite nel settembre 2007 sui pedali della bicicletta di Alberto Stasi, esami che avrebbero potuto scagionarlo.

Le analisi del 19 e 20 settembre 2007

Secondo quanto ricostruito dagli accertamenti integrativi, il 19 settembre 2007 il Ris di Parma ottenne dal campione prelevato sui pedali un profilo genetico compatibile con quello di Chiara Poggi. La quantità di Dna rilevata era di 2,78 nanogrammi. Il giorno successivo, però, vennero effettuate due ulteriori analisi sullo stesso materiale: entrambe diedero esito negativo, senza alcun profilo riconducibile alla vittima. Di queste due corse elettroforetiche e dei relativi tracciati non si è trovata traccia negli atti del procedimento che portò alla condanna di Stasi.

La scoperta è emersa solo di recente, grazie all'analisi dei cosiddetti "dati grezzi" delle macchine di laboratorio, i raw data, entrati in possesso degli inquirenti a novembre del 2025. La difesa di Stasi e i consulenti della Procura stanno ora valutando se quei 2,78 nanogrammi fossero frutto di un errore di registrazione o di uno scambio di provette.

La posizione di Garofano e gli interrogatori

L'ex comandante del Ris è stato ascoltato dai pubblici ministeri di Pavia il 25 settembre come persona informata sui fatti. Nel corso dell'interrogatorio, durato circa novanta minuti, Garofano ha respinto ogni addebito: "Escludo categoricamente che il Ris abbia nascosto prove sull'innocenza di Alberto Stasi". Davanti agli inquirenti ha però risposto più volte di non ricordare le circostanze contestate. Un ex collega, il maresciallo Marino, ha invece messo a verbale che l'esito sui pedali era nullo.

Garofano ha ammesso di aver con ogni probabilità avvisato la pm di Vigevano, Rosa Muscio, della traccia, senza però ricordare quando. La sua posizione resta delicata perché all'epoca dei fatti guidava il reparto che coordinò i sopralluoghi nella villetta di via Pascoli.

Le difese di Lovati e lo scontro televisivo

A prendere le difese dell'ex generale è intervenuto Massimo Lovati, ex legale di Andrea Sempio, ospite della trasmissione Dentro la notizia. "Il generale Garofano ha fatto solamente il proprio dovere, come l'han fatto i carabinieri del Ris di Parma", ha dichiarato, definendo la propria posizione "controcorrente" e invitando a non prendere "come oro colato" i comunicati della Procura di Pavia. La tensione è esplosa durante la puntata di Ore 14 Sera su Rai 2, andata in onda il primo ottobre.

Il confronto tra Garofano e l'avvocato Antonio De Rensis, legale di Stasi, si è trasformato in un duro botta e risposta. De Rensis ha accusato l'ex comandante di essere "ossessionato", mentre Garofano ha ribadito di essere circondato dalle carte "perché voglio essere preciso proprio per fare chiarezza". A alimentare il caos in studio è intervenuto anche l'avvocato Valter Biscotti, che ha dato del "pagliaccio" a De Rensis, suscitando la reazione sconcertata della collega Giada Bocellari.

Il conduttore Salvo Sottile ha faticato non poco a gestire la situazione, definendo alla fine la puntata "complicata".

Il quadro giudiziario e le prospettive processuali

Sullo sfondo della vicenda resta il destino processuale dei protagonisti. Andrea Sempio, indagato per l'omicidio di Chiara Poggi, si avvia verso la richiesta di rinvio a giudizio da parte della Procura di Pavia. I suoi legali hanno a disposizione venti giorni dalla notifica dell'avviso di conclusione delle indagini per depositare memorie o chiedere l'interrogatorio dell'assistito.

Alberto Stasi, condannato in via definitiva a sedici anni, sta terminando di scontare la pena in affidamento ai servizi sociali e potrebbe ora auspicare una revisione del processo sulla scorta delle nuove evidenze sui pedali. Il Ris di Parma, dal canto suo, resta uno dei reparti d'eccellenza dell'Arma, con un curriculum che comprende casi come Cogne, la strage di Erba e l'omicidio di Yara Gambirasio.

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