Garlasco, l'avvocato di Stasi: "Analisi sui pedali mai trasmesse al processo"

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Redazione Interno Redazione Interno   -   A diciannove anni dall'omicidio di Chiara Poggi, la chiusura delle nuove indagini su Andrea Sempio riporta al centro della scena uno degli elementi più discussi dell'intera vicenda giudiziaria: il Dna rilevato nel 2007 sui pedali della bicicletta di Alberto Stasi. La Procura di Pavia, nel comunicato che accompagna l'avviso di conclusione delle indagini notificato all'amico del fratello della vittima, ha precisato che su quel campione furono effettuate due controanalisi già all'epoca, entrambe con esito negativo.

Risultati che, secondo gli inquirenti, non trovano riscontro in alcun atto del procedimento che ha portato alla condanna definitiva dell'ex studente bocconiano.

Le controanalisi del settembre 2007

La ricostruzione dei pubblici ministeri pavesi si fonda sull'esame dei dati grezzi prodotti dalle apparecchiature del Ris di Parma, acquisiti dalla Procura soltanto nel novembre del 2025 nell'ambito delle nuove indagini su Sempio. Secondo quanto emerso, il 19 settembre 2007 un primo esame sul campione prelevato dai pedali aveva restituito un profilo genetico attribuito alla vittima, con un quantitativo ritenuto anomalo per la sua entità. Il giorno successivo, il 20 settembre, lo stesso campione sarebbe stato sottoposto a due ulteriori verifiche, entrambe negative.

Di queste corse elettroforetiche non si sarebbe trovata traccia nel fascicolo trasmesso all'epoca alla Procura di Vigevano, lo stesso ufficio che quattro giorni più tardi firmò il decreto di fermo nei confronti di Stasi.

La posizione della difesa e l'ipotesi di depistaggio

La difesa di Alberto Stasi, assistita dagli avvocati Giada Bocellari e Antonio De Renzis, ha sostenuto che quegli esiti sarebbero stati idonei a scagionare il proprio assistito già nel 2007, ma non furono mai messi a disposizione delle parti processuali. Su questo punto la Procura di Pavia ha ascoltato alcuni militari che all'epoca prestavano servizio al Ris, tra cui l'allora comandante Luciano Garofano, sentito in procura nei giorni scorsi.

Garofano, che in televisione ha dichiarato che il profilo genetico di Chiara Poggi su quei pedali c'era e che nessuno può cancellarlo, ha respinto qualsiasi addebito. Le indagini della Procura pavese hanno affrontato anche il capitolo del presunto depistaggio, ma nessuna responsabilità individuale è stata formalizzata.

Gli altri elementi dell'inchiesta bis

Oltre alla questione del Dna sui pedali, il fascicolo chiuso dalla Procura di Pavia contiene una serie di consulenze tecniche che riguardano l'impronta 33, la traccia palmare rilevata sulla parete delle scale dove fu trovato il corpo senza vita della ventiseienne, e l'impronta di scarpa modello Frau taglia 42 lasciata nella villetta di via Pascoli.

I consulenti incaricati dai pubblici ministeri hanno concluso che le osservazioni della difesa di Sempio non introducono elementi tali da modificare le valutazioni già espresse sull'impronta 33, mentre per quanto riguarda la calzatura hanno rilevato che le misurazioni del piede dell'indagato risultano compatibili con la traccia oggetto di analisi. La difesa di Sempio contesta sia l'attribuzione dell'impronta sia l'interpretazione delle tracce e ha annunciato nuove indagini difensive nei venti giorni concessi dalla legge prima dell'eventuale richiesta di rinvio a giudizio.

Il quadro processuale e il nodo della revisione

Alberto Stasi, condannato in via definitiva a sedici anni di reclusione, si trova attualmente in semilibertà. La Procura di Pavia ha precisato di non aver mai presentato alcuna richiesta di revisione alla Procura generale di Milano, competente per legge insieme alla difesa del condannato a formulare l'istanza alla Corte d'appello di Brescia.

La procuratrice generale Francesca Nanni, che in passato aveva firmato la richiesta di revisione nel caso di Beniamino Zuncheddu, ha definito la strada verso un eventuale nuovo processo lunga e tortuosa, spiegando che per ribaltare una sentenza definitiva servono prove nuove e decisive. Nel frattempo, il fascicolo con gli atti dell'inchiesta su Sempio non è ancora arrivato sul tavolo della Procura generale milanese.

Il contesto della nuova inchiesta

Andrea Sempio, trentottenne, era amico di Marco Poggi, fratello minore della vittima, e all'epoca dei fatti aveva diciannove anni. Era già stato indagato tra il 2016 e il 2017 in seguito agli accertamenti genetici commissionati dalla difesa di Stasi, ma la sua posizione era stata archiviata.

La nuova inchiesta della Procura di Pavia, coordinata dal procuratore Fabio Napoleone e dall'aggiunto Stefano Civardi, ha ricostruito una diversa ipotesi accusatoria, attribuendo a Sempio l'omicidio volontario aggravato dalla crudeltà e dai motivi abietti, con la contestazione di aver agito a seguito del rifiuto di un approccio sessuale. Sempio, che ha sempre respinto ogni accusa, ha perso il lavoro lo scorso agosto per il cambio di gestione del negozio di telefonia in cui era impiegato e ha lasciato l'appartamento che aveva in affitto a Voghera per tornare a vivere a Garlasco dai genitori.

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