Tfr al fondo di tesoreria, slitta al 16 luglio il versamento per le aziende: le istruzioni dell’Inps

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Redazione Economia Redazione Economia   -   Il conto alla rovescia, per i datori di lavoro che per la prima volta si trovano a fare i conti con il nuovo obbligo, si è allungato di due mesi. Ecco che la scadenza del 16 maggio, inizialmente fissata per la regolarizzazione delle quote arretrate, è stata cancellata dal calendario: al suo posto, infatti, i diretti interessati (vale a dire quelle imprese con più di 60 dipendenti che dal 1° gennaio 2026 sono state agganciate al meccanismo del Fondo di Tesoreria) devono ora segnarsi una nuova data, quella del 16 luglio. A comunicarlo, recependo le disposizioni del cosiddetto Decreto Lavoro (D.L. n. 62/2026), è stato l’Inps attraverso il messaggio n. 1511, pubblicato nei giorni scorsi e con il quale l’Istituto ha fornito le istruzioni operative per adempiere senza incorrere in aggravi.

Una proroga tecnica per il primo semestre 2026

La finestra temporale entro cui effettuare i versamenti, relativa alle competenze dei mesi che vanno da gennaio a giugno di quest’anno, è stata dunque ridefinita dal legislatore. Stando a quanto previsto dall’articolo 16 del decreto entrato in vigore il 1° maggio, i contributi destinati al fondo gestito dall’Inps – quel pezzo di retribuzione differita che i lavoratori non hanno destinato alla previdenza complementare – potranno essere saldati entro la metà di luglio. Questo slittamento, che rappresenta una misura sanante per facilitare la fase di prima applicazione delle nuove regole contenute nella legge di Bilancio 2026 (L. n. 199/2025), comporta un vantaggio non trascurabile per le aziende: l’esclusione totale di sanzioni civili, interessi e somme aggiuntive, purché il bonifico fiscale arrivi entro la nuova scadenza.

Il codice “CF05” e le modalità tecniche di versamento

Sul fronte operativo, per i professionisti che seguono la contabilità e gli stessi uffici paghe, le indicazioni fornite dall’Istituto di previdenza sono rimaste sostanzialmente allineate a quelle già tracciate in precedenza, con l’unica variante rappresentata dalla dilazione temporale. Per riversare le quote del TFR (quelle maturate nei primi sei mesi dell’anno) nel Fondo di Tesoreria, i datori di lavoro dovranno utilizzare il flusso UniEmens, inserendo l’apposito codice causale “CF05”. Tale codice, che era già stato istituito con la circolare INPS numero 12 del 5 febbraio scorso, identifica proprio il “Versamento arretrati quote TFR legge 30 dicembre 2025, n. 199” e va posizionato all’interno dell’elemento “ImportoPregresso” della gestione dedicata.

L’ampliamento della platea e il lungo periodo di transizione

La ragione di questa proroga, oltre a essere un normale adempimento burocratico, affonda le sue radici nella modifica strutturale del sistema voluta dal governo. Se in passato l’obbligo di conferire il trattamento di fine rapporto all’Inps (anziché lasciarlo in azienda) riguardava prevalentemente le grandi realtà, la manovra 2026 ha progressivamente abbassato la soglia dimensionale. Per il biennio in corso, il 2026 e il 2027, il limite è fissato a 60 dipendenti (calcolati come media annua nell’anno solare precedente). Viene da sé che molte medie imprese, che magari fino al 31 dicembre del 2025 non avevano mai superato il tetlio, si sono trovate a dover gestire un flusso contributivo del tutto inedito. Ecco che la norma, prorogando il termine dal 16 maggio al 16 luglio, ha voluto evitare che la burocrazia si trasformasse immediatamente in un'occasione di multa per i ritardatari, dando fiato a chi deve ancora mettere a punto i processi interni.

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