La duplice verità sul conto di Manuela Aiello, tra gli accertamenti del Ris e le dichiarazioni di una testimone che la difesa valuta di querelare per calunnia
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Redazione Interno
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Una giornata interminabile, quella di ieri, per i carabinieri del Ris, giunti in forze da Parma per dipanare la matassa di una vicenda processuale che si infittisce di dettagli tecnici e di dichiarazioni pesanti come macigni. Da un lato gli specialisti, impegnati in un doppio sopralluogo che dall’abitazione del compagno a Perinaldo si è spostato sino alla casa della famiglia Aiello a Montenero, hanno setacciato ogni centimetro alla ricerca di tracce biologiche, in particolare macchie di sangue che possano confermare o smentire la ricostruzione della procura -2. La procura, va ricordato, ipotizza che la piccola Beatrice sia spirata non nel suo lettino a Bordighera, ma nella notte tra domenica e lunedì nell’alloggio di Emanuel Iannuzzi, l’uomo iscritto nel registro degli indagati con la stessa accusa di omicidio preterintenzionale che ha portato in carcere la madre, Manuela Aiello; da lì, secondo gli inquirenti, la donna avrebbe poi trasportato il corpicino senza vita per una trentina di chilometri in auto, inscenando al mattino la tragica scoperta e la chiamata al 118 -5-9.
Il lavoro della scientifica tra macchie sospette e condizioni igieniche precarie
I militari, diretti dal sostituto procuratore Veronica Maglio, hanno lavorato senza sosta per un giorno e mezzo nell’abitazione di Perinaldo, un luogo che, al netto degli esiti delle analisi, è già finito al centro dell’attenzione per le sue condizioni igienico-sanitarie, giudicate assolutamente inadeguate e certamente incompatibili con la presenza di minori -2. Una circostanza, quest’ultima, che replica quanto già rilevato dai medici nella casa di Bordighera, dove la piccola viveva con la madre e le sorelline. Il bilancio del sopralluogo parla del sequestro di una telecamera interna, di numerosi capi di abbigliamento e di varie lenzuola, tutte repertate a causa di chiazze sospette che solo l’esame in laboratorio potrà qualificare come tracce ematiche o meno; toccherà poi agli investigatori, una volta ottenuti i riscontri, verificare se quelle macchie appartengano proprio a Beatrice -2. Durante le operazioni, seguite dal legale di Iannuzzi, l’avvocato Cristian Urbini, sono state isolate diverse zone della casa, quasi a voler fotografare ogni possibile punto in cui si possa celare un indizio utile alla ricostruzione della dinamica dei fatti.
La versione della badante del nonno e la replica della difesa della madre
Mentre i Ris scandagliavano le pareti domestiche, un’altra linea d’inchiesta si giocava sul filo delle dichiarazioni testimoniali, quelle rilasciate dalla figlia di un uomo di cui la Aiello si prendeva cura, di fatto una badante del nonno paterno delle bambine. Le sue parole, riportate nell’ordinanza di custodia cautelare, disegnano il ritratto di una madre abitualmente violenta, che avrebbe percosso la piccola "tutti i giorni", tanto da parlare di "ematomi sul e sul viso riconducibili a percosse" e da riferire di aver visto Beatrice con lividi sul volto già il 30 gennaio scorso -2. Affermazioni nette, che l’avvocato Laura Corbetta, difensore della Aiello, ha immediatamente bollato come il frutto di una persona estranea alle dinamiche familiari, una figura che frequenta la famiglia del nonno ma che, a suo dire, non potrebbe conoscere le reali modalità con cui l’assistita interagisce con le proprie figlie; da qui l’annuncio, tutt’altro che vago, di una possibile querela per calunnia, un atto che la difesa sta valutando concretamente per contestare la veridicità di quanto riferito dalla testimone -2. Le dichiarazioni di quest’ultima, peraltro, arrivano in un momento in cui le sorelline maggiori di Beatrice, due bambine in età da scuola elementare, sono già state ascoltate dagli inquirenti in qualità di testimoni, un passaggio delicatissimo avvenuto alla presenza di uno psicologo per cercare di carpire, senza ulteriormente traumatizzarle, elementi utili su quel fine settimana che si è concluso con la morte della più piccola.
Le nuove dichiarazioni della detenuta e l’affondo del suo racconto
Nel chiuso del carcere di Pontedecimo, intanto, Manuela Aiello ha fornito una versione che aggiunge un ulteriore tassello a un mosaico già complesso: la donna avrebbe raccontato agli agenti di polizia penitenziaria di essere stata vittima, una decina di giorni prima della tragedia, di un’aggressione da parte di uno sconosciuto, un episodio che sarebbe stato successivamente verificato dai medici dell’ospedale Gallino, dove la detenuta è stata accompagnata per accertamenti -2. Gli esami avrebbero effettivamente evidenziato delle contusioni a livello costale, un elemento che la difesa potrebbe utilizzare per sostenere la tesi di un contesto di vita segnato da violenze esterne, sebbene al momento nulla lasci intendere un nesso diretto con la morte della piccola. Rimane invece da chiarire, e sarà compito degli esami istologici disposti dal medico legale, se le lesioni riscontrate sul di Beatrice, in particolare la contusione cranica che ha provocato l’emorragia cerebrale fatale, siano compatibili con una caduta accidentale, come sostiene la madre, o con l’azione di percosse volontarie, magari inferte con oggetti contundenti come ipotizzato dagli inquirenti sulla base dei primi rilievi -5-7.
Description: I Ris cercano tracce ematiche tra Perinaldo e Montenero. La difesa di Manuela Aiello valuta querele contro la testimone che l'accusa di violenze quotidiane su Beatrice.




