La morte di Beatrice, i Ris chiudono il sopralluogo a Perinaldo: sequestrati abiti e lenzuola. Sentite le sorelline

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Si è concluso nella giornata di oggi, dopo un prolungato e meticoloso intervento, il sopralluogo dei carabinieri del Ris nella villa di Perinaldo, quella del compagno di Manuela Aiello, la donna che si trova ristretta nel carcere di Genova Pontedecimo con l’accusa di omicidio preterintenzionale della figlia di due anni, la piccola Beatrice. Gli specialisti, nel corso delle ispezioni che erano iniziate nella giornata di ieri, hanno posto sotto sequestro diversi elementi di prova, tra cui figurano alcuni capi di abbigliamento e della biancheria, nello specifico delle lenzuola, che potrebbero aver trattenuto tracce biologiche significative per la ricostruzione della dinamica dei fatti -4. L’intera abitazione, che secondo l’ipotesi accusatoria sarebbe il luogo dove la bambina avrebbe effettivamente esalato l’ultimo respiro, rimane sottoposta a sigillo giudiziario, con le forze dell’ordine che ne presidiano l’accesso in attesa del completamento di tutti gli accertamenti tecnici.

Un fine settimana ricostruito attraverso le telecamere e le testimonianze

La procura di Imperia, nel delineare il quadro indiziario a carico della madre e del suo compagno, indagato a piede libero per lo stesso reato in concorso, si è avvalsa di un minuzoso lavoro di analisi delle immagini di videosorveglianza e delle dichiarazioni raccolte. Gli inquirenti hanno ricostruito gli spostamenti del fine settimana in cui sarebbe avvenuta la tragedia: la donna, secondo quanto emerso dalle telecamere, avrebbe lasciato la sua abitazione di Bordighera nella serata di sabato con le due figlie maggiori, diretta a Perinaldo, mentre la piccola Beatrice non sarebbe mai comparsa nei filmati, circostanza che renderebbe poco plausibile la tesi che fosse rimasta sola nella casa di famiglia per tutto il tempo. La svolta nelle indagini è arrivata quando il consulente della procura ha ipotizzato che il decesso non sia avvenuto a Montenero, bensì nell’abitazione dell’uomo, con un successivo e agghiacciante trasferimento del corpicino in auto, un viaggio di una trentina di chilometri che la madre avrebbe compiuto prima di chiamare i soccorsi.

L’autopsia e le lesioni sul della piccola

L’esame autoptico, eseguito dal direttore dell’istituto di medicina legale Francesco Ventura alla presenza dei consulenti di parte, ha rivelato un quadro di lesioni diffuse e inequivocabili. Sul corpo di Beatrice sono state riscontrate ecchimosi multiple su dorso, addome, gambe e un grave trauma cranico, verosimilmente riconducibile a quell’emorragia cerebrale che ne ha provocato il arresto cardiaco. La natura e la distribuzione di questi segni, secondo i primi rilievi del medico legale, non sarebbero compatibili con una caduta accidentale dalle scale, la giustificazione fornita dalla madre, ma lascerebbero piuttosto intendere l’azione di percosse inferte con violenza e, in alcuni casi, forse anche con l’ausilio di un oggetto contundente. La stessa telefonata al 118, effettuata lunedì mattina, è finita nel mirino degli inquirenti: la donna, che aveva raccontato di aver trovato la figlia esanime al risveglio, in base alla tempistica degli eventi avrebbe invece allertato i soccorsi solo sette minuti dopo essere rientrata a Bordighera, un comportamento giudicato “distonico” dal gip rispetto alla gravità della situazione e che farebbe pensare a una messinscena.

Il ruolo delle sorelline e le contraddizioni della madre

Un tassello fondamentale nell’inchiesta è rappresentato dall’audizione delle due sorelline di Beatrice, bambine in età da scuola elementare che sono state ascoltate dai carabinieri di Bordighera in presenza di uno psicologo. Il loro contributo, reso in un contesto protetto, si aggiunge a un mosaico di testimonianze che delineano un contesto familiare già segnato da tensioni e violenze. Una donna, indicata nell’ordinanza di custodia cautelare come l’assistente sanitaria del nonno paterno, ha riferito agli investigatori di aver visto la piccola con lividi sul volto già il 30 gennaio, aggiungendo che la madre la picchiava quotidianamente. La versione della donna, che continua a professarsi innocente e a parlare di una figlia “vivace” e incline a cadere, appare sempre più isolata, anche alla luce delle numerose contraddizioni in cui sarebbe incorsa durante gli interrogatori. Nel frattempo, la difesa di Manuela Aiello ha annunciato di valutare una denuncia nei confronti della testimone che l’ha accusata, definendo le sue parole “pesantissime” e sostenendo che, se davvero avesse assistito a scene di violenza, avrebbe avuto il dovere di denunciarle prima.

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