Nuovo sopralluogo dei Ris a Pietracatella, sequestrati i dispositivi elettronici delle vittime
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Redazione Interno
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A oltre quattro mesi dalla morte, la casa di Pietracatella torna al centro delle indagini. Gli esperti della Scientifica, provenienti da Roma, hanno eseguito un nuovo accesso nell’abitazione dove Sara Di Vita e sua madre Antonella Di Ielsi, secondo quanto emerso finora, avrebbero trascorso le festività natalizie prima di soccombere a un avvelenamento. Questa volta, però, l’obiettivo dei tecnici non era tanto la ricerca di tracce biologiche quanto il recupero di ciò che le due donne hanno lasciato nei loro dispositivi elettronici: cellulari, computer, tablet e persino le chiavette usb sono stati accuratamente prelevati.
Il materiale sequestrato e le oltre cento audizioni
I reperti informatici, adesso al vaglio degli inquirenti, verranno incrociati con il materiale già acquisito nel corso di un’indagine che, va ricordato, la Procura di Larino ha costruito ascoltando più di cento persone. Un lavoro certosino, quello della procuratrice Elvira Antonelli, che procede sul filo del duplice omicidio premeditato senza però, al momento, aver formalizzato alcuna ipotesi definitiva sulla dinamica di quanto accaduto. I messaggi, le chat e la navigazione web delle due donne potrebbero fornire quel tassello finora mancante, considerato che tra le piste seguite dagli investigatori c’è anche quella di un avvelenamento avvenuto non a Natale, bensì il 26 dicembre, dunque in una finestra temporale leggermente diversa rispetto alle prime ricostruzioni.
L’avvelenamento e l’ipotesi della ricina
Il caso, noto anche ai media nazionali per la sostanza tossica individuata – la ricina – ha richiesto un dispiego di forze non comune per un piccolo centro del Molise. Durante il sopralluogo, trasmesso in alcuni servizi televisivi (tra cui un passaggio和一个 servizio firmato dal giornalista Domenico Lusi), si sono visti gli operatori della Scientifica indossare tute protettive e lavorare con minuziosa lentezza. Nessun dettaglio è stato lasciato al caso: anche la durata dell’operazione – circa cinque ore di interrogatorio per un familiare, Di Vita – conferma la complessità di un’inchiesta che non si chiude con il semplice sequestro dei dispositivi.
Il contesto giudiziario e le indagini in corso
A rendere più articolata la vicenda è la natura stessa del veleno: la ricina, infatti, non è di facile reperimento né tantomeno di agevole somministrazione senza lasciare tracce. La procuratrice Antonelli ha disposto gli accertamenti più approfonditi anche in considerazione del fatto che la cena con alcuni familiari, svoltasi nei giorni precedenti a Natale, aveva riunito più persone. Di qui la necessità di distinguere, attraverso i supporti informatici sequestrati, eventuali messaggi o ricerche compiute dalle due donne prima di morire. Le audizioni, già svolte in numero superiore al centinaio, hanno prodotto dichiarazioni che ora attendono una verifica incrociata con la mole di dati estratta da cellulari e pc. Un lavoro lungo, quello della polizia giudiziaria, che restituirà i primi risultati concreti solo dopo l’analisi dei laboratori romani.




