La morte di Beatrice, i Ris chiudono il sopralluogo a Perinaldo: sequestrati lenzuola e indumenti

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Il silenzio di Perinaldo, un paese arroccato nell'entroterra ligure, è stato rotto dal viavai degli specialisti del Reparto investigazioni scientifiche dell'Arma, che hanno concluso nella tarda serata di ieri un sopralluogo minuzioso, durato diverse ore, all'interno della villa di Emanuele Iannuzzi, il compagno di Manuela Aiello, la donna attualmente rinchiusa nel carcere di Pontedecimo con l'accusa gravissima di omicidio preterintenzionale della figlia di due anni, Beatrice. Gli uomini dei Ris, con la loro consueta e riconosciuta meticolosità, hanno setacciato ogni stanza, ogni superficie, alla ricerca di tracce biologiche che possano ricondurre alla presenza della piccola e, soprattutto, che possano confermare l'ipotesi investigativa, sostenuta dalla procura di Imperia, secondo cui il decesso della bambina non sarebbe avvenuto nell'abitazione di Bordighera, bensì tra quelle mura. Al termine delle operazioni, iniziate poco prima delle undici e protrattesi fino al pomeriggio inoltrato, gli inquirenti hanno posto sotto sequestro diversi indumenti, risultati di proprietà dell'uomo, e un paio di lenzuola, sulle quali gli investigatori avrebbero individuato macchie sospette, verosimilmente di natura ematica, che ora saranno sottoposte ad accertamenti tecnici di laboratorio per stabilirne la natura e la compatibilità con il profilo genetico della vittima -5-6.

Le tracce ematiche e il nodo della dinamica

La scoperta di questi reperti, come sottolineato anche dal legale di Iannuzzi, l'avvocato Cristian Urbini, presente durante il sopralluogo, rappresenta un passaggio tecnico fondamentale, sebbene non costituisca di per sé una prova definitiva, ma un elemento che dovrà essere vagliato e incastonato in un quadro probatorio ben più complesso. L'intera abitazione, già dichiarata in uno stato di degrado definito dagli inquirenti come "incompatibile" con la presenza di minori, resta sotto sequestro e affidata alla vigilanza delle forze dell'ordine, in attesa di eventuali ulteriori verifiche. La procura, con il pubblico ministero Veronica Meglio, sembra orientata a ricostruire una dinamica ben precisa: la notte tra l'8 e il 9 febbraio, Beatrice si trovava a Perinaldo con la madre e il compagno di lei, e l'emorragia cerebrale che ne ha causato il decesso, come emerso dai primi esiti autoptici, potrebbe essere stata provocata in quel contesto. A supporto di questa tesi, vi sarebbero anche le immagini di videosorveglianza che ritraggono Aiello e le due figlie maggiori lasciare Bordighera nel pomeriggio del 7 febbraio, mentre della piccola non vi è traccia, e il suo rientro, da sola alla guida, soltanto la mattina del 9 febbraio, poco prima della fatidica e tardiva chiamata al 118.

Le contraddizioni e il ritardo nei soccorsi

Un altro pilastro dell'impianto accusatorio, che ha portato alla carcerazione della madre, poggia sulle sue stesse, contraddittorie dichiarazioni e sull'inquietante lasso di tempo intercorso tra il decesso e la richiesta di aiuto. Secondo quanto ricostruito dal giudice per le indagini preliminari, la donna avrebbe fornito versioni tra loro discordanti circa l'origine dei numerosi lividi che ricoprivano il della piccola, visibili su dorso, addome, gambe e labbro superiore, parlando inizialmente di una caduta dalle scale, per poi attribuirli a un incidente dalla culla, versioni che, alla luce dell'autopsia, non avrebbero retto al vaglio dei medici legali. La telefonata ai soccorsi, giunta quando Beatrice era già morta presumibilmente da sei ore, e le condizioni in cui è stata trovata la bambina, distesa nella culla e vestita, hanno fatto ritenere agli inquirenti che non si sia trattato di una richiesta d'aiuto dettata dall'urgenza, bensì di un tentativo maldestro e tardivo di costruire una narrazione alternativa, un tentativo di inscenare un dramma improvviso per occultare una realtà fatta di violenza e maltrattamenti. Una vicina di casa, sentita dai carabinieri, ha riferito di aver visto la donna picchiare quotidianamente la figlia più piccola, e altre persone avrebbero notato in più occasioni i segni dei maltrattamenti sul volto e sul corpo di Beatrice, segni che la madre giustificava sempre con cadute accidentali.

La posizione del compagno e le sorelline

Emanuele Iannuzzi, al momento indagato a piede libero per lo stesso reato di omicidio preterintenzionale in concorso, si trova in una posizione processuale delicata, anche alla luce delle sue prime, e poi smentite, dichiarazioni, con le quali aveva negato che la donna e le bambine avessero trascorso la notte da lui. Il suo legale ha dichiarato che l'uomo è sotto choc per quanto accaduto e continua a professarsi estraneo ai fatti, ribadendo di non aver mai fatto del male alla piccola. Resta, infine, la situazione dolorosa e complessa delle due sorelline di Beatrice, di nove e dieci anni, che al momento si trovano in una struttura protetta e non possono avere contatti con i familiari, inclusi i nonni, sentiti nei giorni scorsi come testimoni, in attesa che il tribunale dei minori decida sul loro futuro affidamento. Mentre gli investigatori attendono ora gli esiti scientifici delle analisi sui reperti sequestrati a Perinaldo, l'inchiesta prosegue per delineare con certezza le responsabilità di ciascuno in questa tragedia.

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