La morte di Beatrice, i Ris terminano il secondo sopralluogo a Perinaldo: sequestrati lenzuola e indumenti
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Redazione Interno
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Si è concluso nel pomeriggio, dopo oltre cinque ore di lavoro certosino, il secondo sopralluogo dei carabinieri del Ris, il Reparto Investigazioni Scientifiche, nella villa di Perinaldo, nell'entroterra imperiese, dove vive il compagno di Manuela Aiello, la quarantreenne attualmente ristretta nel carcere di Genova Pontedecimo con l'accusa di omicidio preterintenzionale della figlia Beatrice, la bambina di due anni trovata senza vita nella notte tra l'8 e il 9 febbraio. Gli specialisti, giunti sul posto già dalle prime ore della mattinata, hanno setacciato ogni ambiente dell'abitazione, che rimane sotto sequestro e affidata alla vigilanza delle forze dell'ordine, alla ricerca di tracce biologiche e di ogni elemento utile a ricostruire con precisione la dinamica dei fatti. Al termine delle operazioni, i militari hanno posto sotto sequestro alcuni capi di abbigliamento e della biancheria, lenzuola che potrebbero aver trattenuto tracce del passaggio della piccola o, secondo l'ipotesi investigativa, della notte in cui la vita di Beatrice si sarebbe spenta. Un primo intervento dei Ris, che era durato circa dieci ore, era già stato effettuato lo scorso 16 febbraio, a dimostrazione di quanto gli inquirenti ritengano cruciale determinare con esattezza il luogo in cui è avvenuto il decesso; l'ipotesi, suffragata dalle prime risultanze autoptiche e dagli elementi raccolti, è che la bimba non sia morta nella casa della madre a Bordighera, bensì proprio a Perinaldo, e che il suo Corpo sia stato successivamente trasportato in auto per una ventina di chilometri prima della richiesta di soccorso.
Il quadro accusatorio e le testimonianze sui maltrattamenti
La posizione di Manuela Aiello, difesa dagli avvocati Laura Corbetta e Bruno Di Giovanni, si è fatta via via più critica con il progredire delle indagini coordinate dalla procura di Imperia, e non solo per gli elementi scientifici emersi dall'autopsia eseguita dal medico legale Francesco Ventura. L'esame autoptico ha infatti evidenziato sul corpicino di Beatrice multiple lesioni, ecchimosi diffuse su varie parti del, dal dorso agli arti, e un grave trauma cranico, verosimilmente riconducibile a quell'emorragia cerebrale che sarebbe stata la causa del decesso. A questo quadro, che stride con le dichiarazioni della madre – la quale aveva inizialmente parlato di una caduta dalle scale, per poi accennare a una presunta vivacità della bambina che la portava a cadere continuamente – si aggiungono ora una serie di testimonianze raccolte dagli inquirenti che delineerebbero un contesto di violenza abituale. Una donna, che svolge mansioni di assistenza e che ha avuto modo di osservare la quotidianità familiare, ha riferito ai carabinieri di aver visto la madre picchiare quotidianamente la figlia più piccola, descrivendola come una persona violenta.
Le dichiarazioni choc sulle parole del nonno e i lividi visti dai parenti
Un ulteriore, drammatico tassello è emerso dalle parole della stessa testimone, la quale ha raccontato agli investigatori di avere udito distintamente il padre di Manuela Aiello, il nonno della piccola Beatrice, rivolgersi alle altre due nipoti, le sorelline di nove e dieci anni della vittima, per comunicare loro la scomparsa. Secondo la ricostruzione della fonte, l'uomo avrebbe detto chiaramente alle bambine che “la mamma ha ammazzato tua sorella”, una frase pesantissima che, se confermata, getterebbe un'ombra ancor più cupa sulle dinamiche familiari e sulla consapevolezza di quanto stava accadendo. Lo stesso nonno, così come la moglie, aveva peraltro riferito agli inquirenti di aver notato nei giorni precedenti la morte dei lividi sul volto della nipotina; a loro, Manuela Aiello aveva fornito spiegazioni generiche e non sempre coincidenti, parlando ora di una caduta dalla culla, ora di un incidente sulle scale. Le altre due figlie della donna, dopo essere state inizialmente affidate ai nonni, sono ora state collocate in una struttura protetta, lontane da un ambiente familiare che le indagini stanno rivelando in tutta la sua complessa e tragica realtà.
Le indagini a carico del compagno e la ricerca della verità
Parallelamente agli accertamenti nella villa di Perinaldo, prosegue l'attività investigativa nei confronti del compagno della donna, un uomo che risulta indagato a piede libero per lo stesso reato di omicidio preterintenzionale in concorso. La sua posizione è al vaglio degli inquirenti, che stanno cercando di chiarire quale sia stato il suo ruolo e, soprattutto, cosa sia realmente accaduto all'interno di quelle mura nella notte tra l'8 e il 9 febbraio. Le telecamere di videosorveglianza hanno già permesso di ricostruire gli spostamenti di Manuela Aiello, che lasciò Perinaldo alle prime luci dell'alba per fare ritorno a Bordighera, dove alle 8.21 del mattino compose il numero per chiedere soccorso, sette minuti dopo essere rientrata. Un intervallo temporale, quello tra l'arrivo a casa e la telefonata, che stride con la disperazione di una madre che trovi la figlia in fin di vita. I sigilli apposti sulla casa di Perinaldo e il sequestro di lenzuola e abiti testimoniano la volontà della procura di impernia, di fare piena luce su ogni dettaglio di questa vicenda, affidando alla scienza e al lavoro degli inquirenti il compito di stabilire, al di là di ogni ragionevole dubbio, come e dove si sia consumata la tragedia della piccola Beatrice.




