La madre di Beatrice ripete: “È caduta dalle scale”. Ma sul corpicino c’è l’impronta di una scarpa
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Redazione Interno
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Manuela Aiello continua a ripetere la sua verità, quella di una disgrazia, di una caduta dalle scale che nulla aveva a che fare con la violenza. Lo ha fatto anche davanti al giudice, e lo ha ribadito, ancora ieri mattina, quando dal carcere di Genova Pontedecento, dove si trova ristretta con l’accusa di omicidio preterintenzionale, prova a difendere una versione che però, ora, si scontra con un dato emerso dalla scienza, un dato che gli inquirenti ritengono decisivo. Durante l’autopsia eseguita sul Corpo della piccola Beatrice, la bimba di due anni trovata senza vita nella villetta di Bordighera, il medico legale Francesco Ventura, direttore dell’Istituto di Medicina Legale del Policlinico San Martino di Genova, ha rilevato un’impronta, un segno netto, bluastro e violaceo, sulla pelle della bambina. Non un semplice livido, ma la sagoma, parziale, di una scarpa. Un’impronta compatibile con un calcio, un elemento che, se confermato, trasformerebbe la presunta caduta domestica in un gesto ben più grave e volontario -1-6.
Il giallo della notte e il trasporto del corpicino
La procura di Imperia, con il procuratore capo Alberto Lari e la pm Veronica Meglio, lavora da giorni per ricostruire le ultime ore di vita della piccola, e il quadro che emerge è fatto di pezzi che faticano a combaciare con la versione della madre. Le telecamere di videosorveglianza, come riportato nell’ordinanza del gip Massimiliano Botti, hanno svelato una verità diversa da quella raccontata. La notte tra l’8 e il 9 febbraio, Beatrice non si trovava nella casa di Bordighera, bensì nell’abitazione di Perinaldo del compagno di Manuela Aiello, Emanuel Iannuzzi, anche lui finito nel registro degli indagati per lo stesso reato ma al momento a piede libero -2-10. Secondo la ricostruzione dei magistrati, che si basa anche sulle prime valutazioni del medico legale Andrea Leoncini, la bambina sarebbe morta tra la mezzanotte e le due di quella notte. Un lasso di tempo che contrasta con la telefonata al 118, inoltrata solo alle 8.21 del mattino seguente. In mezzo, un dettaglio agghiacciante: la madre avrebbe guidato per circa venti chilometri, da Perinaldo fino a casa sua a Bordighera, con il corpicino senza vita della figlia in auto, per poi adagiarlo nel lettino e inscenare la tragica scoperta -7-9.
Le lesioni e le contraddizioni di una madre
A rendere sempre più fragile la linea difensiva della donna, assistita dagli avvocati Bruno Di Giovanni e Laura Corbetta, non è solo la tempistica. Sono i segni, quelli che Beatrice aveva addosso. La relazione del medico legale parla di lesioni multiple, di traumi volontari, alcuni inferti con oggetti contundenti. Ferite che, secondo gli esperti, mal si conciliano con una caduta accidentale. E poi ci sono le testimonianze, quelle raccolte dagli inquirenti nei giorni successivi alla tragedia, che dipingono un quadro di violenza quotidiana. Una badante, assistente sanitaria del suocero di Manuela, ha riferito ai carabinieri di aver visto la donna picchiare la bambina abitualmente, descrivendola come una madre violenta. Altre persone, tra cui familiari, avevano notato lividi sul volto della piccola nei giorni precedenti la morte, e a ogni domanda la madre rispondeva con la stessa, identica giustificazione: “È caduta” -4. Una caduta dalla culla, una caduta dalle scale di cemento, versioni che cambiano a seconda dell’interlocutore ma che sempre di una caduta si tratta, anche quando i medici legali parlano di altro.
I Ris in casa e l’attesa per gli esami istologici
Nel frattempo, i carabinieri del Ris di Parma hanno effettuato un sopralluogo approfondito nella villetta di Perinaldo, quella dove gli inquirenti ritengono si sia consumata la tragedia. L’abitazione, posta sotto sequestro, è stata setacciata alla ricerca di tracce, macchie di sangue, qualsiasi elemento che possa confermare l’ipotesi che la bambina sia stata percossa e uccisa tra quelle mura -2-8. L’autopsia, alla quale hanno partecipato anche i consulenti di parte nominati dal padre di Beatrice e dal compagno della madre, ha aperto la strada a ulteriori accertamenti. Il professor Ventura, che ha eseguito l’esame, dovrà ora depositare una relazione completa, ma i tempi si annunciano lunghi: saranno necessari esami istologici approfonditi per stabilire con certezza l’ora del decesso e la dinamica precisa dei traumi -5. La procura attende quei risultati per dare un nome e una consistenza definitiva a ogni singolo livido, compreso quel segno di scarpa che, come un marchio, potrebbe rappresentare la prova regina contro la versione della madre.




