Bosco Ospizio, gli attivisti salgono sulle ruspe contro il cantiere Conad
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Redazione Interno
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Gli attivisti del Bosco Ospizio a Reggio Emilia sono saliti sulle ruspe del cantiere Conad per tentare di fermare i lavori e alcuni manifestanti sono stati allontanati dalla polizia. La protesta è proseguita con il blocco della via Emilia e con le denunce nei confronti di 25 persone, mentre nell’area interessata dal progetto sono già iniziate le operazioni preparatorie per la realizzazione del nuovo supermercato e di una palazzina destinata ai servizi pubblici.
La protesta contro il cantiere e l’intervento delle forze dell’ordine
La mobilitazione nasce dal contrasto tra il progetto urbanistico approvato dal Comune e la volontà dei comitati ambientalisti di preservare l’area verde conosciuta come Bosco Ospizio. Dopo l’arrivo dei mezzi all’alba e il dispiegamento della polizia in tenuta antisommossa, gli attivisti hanno cercato di impedire l’avanzamento dei lavori entrando nel cantiere e posizionandosi davanti ai mezzi. Alcuni di loro si sono arrampicati sulle macchine operatrici, provocando una nuova fase di tensione tra manifestanti e forze dell’ordine.
La protesta si è poi spostata anche sulla viabilità cittadina, con momenti di rallentamento lungo la via Emilia. Gli ambientalisti avevano mantenuto per settimane un presidio permanente nell’area, iniziato nei primi giorni di agosto, contestando l’intervento edilizio e chiedendo la tutela della vegetazione presente. Il ricorso degli attivisti si inserisce in un confronto più ampio sulle trasformazioni urbane e sul rapporto tra nuovi insediamenti commerciali e spazi verdi cittadini.
Il progetto Conad e la trasformazione dell’area verde
Il piano prevede la costruzione di un nuovo supermercato Conad e di una struttura destinata ai servizi pubblici. Le operazioni iniziali hanno riguardato l’eliminazione degli alberi previsti dal progetto urbanistico: il taglio ha coinvolto 98 piante, elemento che ha rappresentato il principale motivo della protesta dei comitati contrari all’intervento.
Il Bosco Ospizio prende il nome dalla zona di Reggio Emilia nella quale si trova e dalla presenza storica di un ospizio fondato nel 1688 dai Padri Minimi. Nel tempo l’area aveva visto crescere spontaneamente una nuova copertura vegetale dopo la dismissione delle precedenti strutture presenti sul terreno, diventando un luogo simbolico per le associazioni che chiedono una diversa gestione degli spazi urbani.
L’assemblea dei sostenitori e i ricorsi sulla vicenda
Dopo gli scontri con le forze dell’ordine, circa 200 persone tra manifestanti, attivisti e cittadini favorevoli alla salvaguardia del bosco si sono riunite in piazza Prampolini davanti al municipio per un’assemblea pubblica. Durante l’incontro sono state ribadite le intenzioni di proseguire la mobilitazione e di mantenere alta l’attenzione sul progetto.
Il confronto sul futuro dell’area comprende anche il piano giudiziario: gli attivisti hanno presentato ricorsi contro l’intervento, sostenendo che il terreno abbia caratteristiche riconducibili a un bosco urbano, mentre il procedimento autorizzativo del progetto è proseguito. Una nuova perizia agronomica è stata indicata dai comitati come elemento a sostegno della loro posizione sulla classificazione dell’area.
Tra gli aspetti contestati dagli ambientalisti c’è anche la gestione delle operazioni di avvio del cantiere, avvenute con la presenza delle forze dell’ordine e con l’allontanamento dei manifestanti dall’area di lavoro. La vicenda ha coinvolto anche il botanico Ugo Pellini, attivista impegnato nella difesa del patrimonio naturale e già al centro di un contenzioso legato alla protesta sul Bosco Ospizio.
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