Bosco Ospizio, attivisti sulle ruspe e blocco della via Emilia: denunciate 25 persone
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Redazione Interno
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Un altro giorno di protesta a oltranza nel quartiere Ospizio, a Reggio Emilia, dove per il secondo giorno consecutivo gli ambientalisti hanno tentato di fermare i lavori del cantiere per un nuovo supermercato Conad e una palazzina destinata a servizi pubblici. Dopo l'avvio delle attività, iniziato a sorpresa mercoledì all'alba tra un ingente dispiegamento di polizia di Stato e agenti in tenuta antisommossa, ieri mattina intorno alle 8 diciassette manifestanti sono riusciti a entrare nell'area verde e hanno interrotto una ruspa.
Alcuni sono saliti sui cingoli, altri nella benna e sul braccio del mezzo, mentre altri ancora si sono seduti a terra. I poliziotti li hanno presi di peso uno per uno e portati fuori; per i quattro che si trovavano a cavalcioni sul braccio della ruspa è stato necessario l'intervento dei vigili del fuoco, che li hanno fatti scendere in sicurezza con un carrello prima del trasferimento in questura.
Il blocco della via Emilia
In contemporanea all'azione sulle ruspe, alcune decine di attivisti hanno bloccato per circa due ore la via Emilia, sedendosi a terra, cantando, ballando al ritmo della musica e esponendo striscioni. La polizia locale ha interrotto il traffico per motivi di sicurezza, con la circolazione che ha subito notevoli disagi e si sono registrati ritardi.
A metà mattina alcuni manifestanti hanno protestato contro Ivano Chiapponi, responsabile del centro di recupero della fauna selvatica Rifugio matildico, impegnato in passato e anche in questi giorni dentro l'area verde nella ricerca di eventuali animali su incarico del Comune. La polizia di Stato ha denunciato circa venticinque persone per le condotte tenute nei primi due giorni di cantiere, alcune delle quali per azioni ripetute in entrambe le giornate.
Il bilancio dei denunciati per i fatti di mercoledì ammonta a dieci, poi si sono aggiunti i diciassette di ieri: a quattro attivisti non residenti sono stati dati fogli di via che vietano l'ingresso in tutto il comune, rispettivamente tre della durata di due anni e uno di tre anni.
Le ipotesi di reato e il presidio
Per i manifestanti sono state formulate a vario titolo le ipotesi di reato di invasione di terreni di proprietà di Conad, resistenza a pubblico ufficiale per alcuni, violenza privata per aver bloccato i lavori nel cantiere e interruzione di servizio pubblico per i disagi al traffico sulla via Emilia. Ieri si sono visti anche i collaboratori del Consorzio fitosanitario reggiano impegnati in accertamenti: hanno chiesto se fosse arrivata una richiesta di intervento sui platani da parte di Conad, in base al decreto che tutela gli alberi dal cancro colorato.
La Regione individua le aree di focolaio e Reggio rientra tra queste; l'eventuale domanda richiede l'attesa del verbale di autorizzazione per almeno un mese, poi scatta il silenzio-assenso. Ilaria Mezzenzana di Extinction Rebellion ha confermato che la protesta indetta dall'Assemblea permanente per il bosco Ospizio proseguirà a oltranza: «A seguito della riunione di mercoledì sera, abbiamo deciso che il giorno successivo avremmo agito: non vogliamo rimanere congelati nell'impotenza cui Conad e Comune vogliono consegnarci, ma essere più vitali di prima, e quindi continueremo a manifestare».
L'assemblea in piazza Prampolini
Consapevoli di aver perso la battaglia contro l'abbattimento degli alberi, ma resilienti e determinati a resistere ancora, ieri sera in piazza Prampolini davanti al municipio circa duecento tra manifestanti, attivisti e cittadini favorevoli al Bosco Ospizio si sono radunati per un'assemblea pacifica. Nel corso dell'incontro è stata ribadita la volontà di non fermare il presidio: «La nostra lotta continua e il presidio non si ferma qui. Continueremo a resistere, nonostante le azioni della Questura che con quattro fogli di via ha voluto lanciarci un messaggio molto chiaro: non potete più manifestare, andatevene». Intanto, entro la serata del primo giorno di cantiere erano già stati abbattuti tutti e novantotto gli alberi da eliminare secondo il piano urbanistico approvato dal Comune, quelli che gli ecologisti volevano preservare. Oltre al supermercato, nell'area sorgeranno una Casa della Comunità, una biblioteca e un polo sociale, mentre a fine opera è prevista la piantumazione di nuovi alberi.
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