Bosco Ospizio, cosa prevede davvero il progetto di Reggio Emilia
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Redazione Interno
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Mercoledì 30 settembre, poco dopo le sei e mezza del mattino, i mezzi incaricati da Conad Centro Nord sono entrati nell’area di via Emilia Ospizio, a Reggio Emilia, mentre agenti in assetto antisommossa, Digos e Carabinieri tenevano lontani i manifestanti. È l’avvio dei lavori preparatori per un intervento che va però letto oltre la cronaca delle ultime settimane, perché la vicenda del cosiddetto Bosco Ospizio riguarda un piano di rigenerazione urbana che non si esaurisce nella costruzione di un supermercato.
Nello stesso comparto sono previsti infatti una Casa della Comunità, una biblioteca decentrata e un polo sociale e territoriale, oltre a nuove aree verdi e percorsi ciclopedonali.
Un’area abbandonata da vent’anni
Per capire cosa sta succedendo a Ospizio bisogna partire dalla storia del sito. L’area di circa 45mila metri quadri lungo la via Emilia ospitava un tempo una casa di riposo, un ospizio fondato nel 1688 dai Padri Minimi. Dopo il decentramento dei servizi per anziani, la struttura è stata chiusa e poi demolita tra il 2007 e il 2008, lasciando il posto a un vuoto urbano che per quasi due decenni è rimasto recintato e inaccessibile.
Nel frattempo vi è cresciuta vegetazione spontanea, alberi e arbusti che gli attivisti hanno battezzato Bosco Ospizio e che il Tar di Parma, nel respingere una prima istanza cautelare di Legambiente, non ha riconosciuto come bosco urbano.
Il progetto e i servizi pubblici
Il piano di riqualificazione urbana, promosso da Conad Centro Nord che ha acquistato l’area nel 2015, prevede quattro edifici collegati tra loro, con parcheggio e accesso sulla via Emilia. Oltre al supermercato, il comparto ospiterà la Casa della Comunità Reggio Est, la nuova biblioteca di Ospizio e il polo territoriale, spazi che secondo il progetto saranno ceduti gratuitamente al Comune.
L’assessore comunale all’Urbanistica Carlo Pasini ha spiegato che nelle ultime fasi della progettazione sono state introdotte riduzioni di volumetria e compensazioni ambientali, con gli abbattimenti previsti scesi a 90 sui circa 300 alberi esistenti, a fronte di circa 1.350 nuove piantumazioni più altre 200 relative a una sanzione per vecchi abbattimenti.
Le tappe giudiziarie
Il fronte legale si è sviluppato su due binari. Sul versante amministrativo, dopo il no del Tar alla sospensiva del 22 luglio, nei giorni scorsi il Consiglio di Stato ha respinto l’istanza urgente presentata da Legambiente e dall’assemblea di Bosco Ospizio per cessare i lavori, non ravvisando “idonee ragioni per anticipare la tutela cautelare” rispetto all’udienza già fissata per l’8 ottobre.
Sul fronte penale, la Procura di Reggio Emilia ha aperto un fascicolo dopo un esposto del biologo Ugo Pellini, che chiedeva di indagare i vertici di Conad per disastro ambientale e danneggiamento; una consulenza tecnica ha descritto l’area come “un sito antropizzato degradato, all’interno del quale non sono state rilevate entità botaniche di pregio”.
Le ragioni di un progetto discusso
Il percorso che ha portato al rilascio dei permessi di costruire, avvenuto il 13 febbraio 2026, affonda le radici in un iter urbanistico lungo e contrastato. Il piano originario del 2006 prevedeva quattro torri residenziali e oltre 20mila metri quadri di superficie edificabile; l’amministrazione guidata dall’allora sindaco Luca Vecchi cancellò la parte residenziale, ridimensionando drasticamente i diritti edificatori per destinare l’area a funzioni pubbliche e sociali.
Nel 2024 Tar e Consiglio di Stato hanno però sancito che chi aveva già presentato i piani potesse costruire con le vecchie regole, un passaggio che ha di fatto consolidato la posizione di Conad.
Il quadro attuale
Nelle settimane successive all’avvio dei lavori, gli attivisti hanno continuato a presidiare l’area, salendo anche sui mezzi da lavoro e bloccando per alcune ore la via Emilia. Conad Centro Nord ha sporto querela per invasione di area privata e violenza privata, riservandosi di chiedere risarcimenti per i ritardi. Nella notte tra il 30 settembre e il 1° ottobre, attiviste di Extinction Rebellion Bologna hanno coperto di manifesti la sede nazionale di Conad Italia, invitando al boicottaggio della catena.
Il cantiere, intanto, è entrato nella fase operativa: secondo quanto riportato, nel primo giorno sono stati abbattuti 98 alberi.
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