L’inchiesta che scuote Milano: corruzione, falsi e uno "skyline" in vendita
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Redazione Interno
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«Un circuito di corruzioni che ha svilito il territorio a merce da saccheggiare»: così la Procura di Milano descrive il sistema emerso dall’ultima inchiesta sull’urbanistica cittadina, un affare che coinvolge istituzioni, professionisti e grandi nomi dell’immobiliare. Quello che era iniziato come un caso minore, quasi tre anni fa, si è trasformato in un terremoto giudiziario, con richieste di arresto per un assessore comunale, un noto architetto e imprenditori di peso.
Al centro delle indagini c’è Giuseppe Marinoni, 64 anni, già presidente della Commissione Paesaggio del Comune, accusato di aver favorito progetti edilizi in cambio di lucrose collaborazioni. Con lui finiscono nel mirino della Procura l’assessore all’Urbanistica Giancarlo Tancredi, l’imprenditore Manfredi Catella (volto di spicco di Coima) e Federico Pella, manager di J+S, società che avrebbe corrotto Marinoni per ottenere approvazioni. Le accuse vanno dal falso alla corruzione, fino all’induzione indebita, in un quadro di «speculazione edilizia selvaggia» che avrebbe plasmato lo skyline di Milano senza alcun controllo.
Le intercettazioni rivelano un meccanismo spregiudicato: Marinoni, secondo gli investigatori, avrebbe agito come un «piano ombra del territorio», garantendo via libera a operazioni milionarie in cambio di parcelle generose. «Ah ah, da noi un piano ombra», si legge in una chat, mentre altri messaggi mostrano accordi sottobanco tra funzionari e imprenditori. La Guardia di Finanza ha già sequestrato cantieri e perquisito gli uffici comunali, portando via documenti che potrebbero allargare ancora il cerchio.




