Dna sotto le unghie di Chiara Poggi: il genetista parla di "distruzione completa"

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Redazione Interno Redazione Interno   -   A distanza di anni dall’omicidio di Chiara Poggi, avvenuto a Garlasco nel 2007, il caso continua a far discutere, soprattutto per le questioni legate alle analisi del Dna. Francesco De Stefano, genetista che nel 2013 si è occupato delle indagini, ha recentemente ribadito le sue conclusioni: il materiale biologico rinvenuto sotto le unghie della vittima era in gran parte degradato e non quantificabile, mescolato com’era con una quantità significativa di sangue. «Le linee guida – ha spiegato De Stefano in un’intervista all’Adnkronos – indicano che, se un primo risultato è dubbio e un secondo tentativo non lo conferma, è meglio non avventurarsi in interpretazioni. I risultati erano inattendibili». Una posizione che riapre il dibattito sull’affidabilità delle prove scientifiche in un caso che ha visto numerosi colpi di scena.

Andrea Sempio, 37enne già coinvolto nelle indagini, è tornato al centro dell’attenzione dopo che la Procura di Pavia ha deciso di riaprire il fascicolo. A fine 2023, i pm guidati da Fabio Napoleone hanno affidato una nuova consulenza a Carlo Previderé, genetista dell’Università di Pavia e noto per il suo ruolo nel caso Yara Gambirasio. L’obiettivo era confrontare il Dna di Sempio con quello estratto dal materiale biologico trovato sulle unghie di Chiara Poggi. Previderé, secondo quanto emerso, avrebbe confermato la compatibilità, ma le perplessità sollevate da De Stefano gettano ombre sulla solidità di queste conclusioni.

Intanto, riaffiorano anche le parole di Stefano Vitelli, il giudice che nel 2009 assolse Alberto Stasi, inizialmente accusato dell’omicidio. Vitelli, oggi alla sezione Riesame del tribunale di Torino, ha ricordato al Corriere della Sera le motivazioni della sentenza: «Troppi dubbi e nessun movente». Tra le prove contestate, c’è lo scontrino che avrebbe fornito un alibi a Stasi, ma che è stato oggetto di controversie. Lo stesso Sempio, in un’intercettazione del 2017, sembra ammettere incongruenze: «Ne abbiamo cannata una – dice al padre –, che io ho detto che lo scontrino era stato ritrovato dopo che ero stato sentito, che tu hai detto che l’abbiamo ritrovato prima».

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