Borghi, il trattatore leghista: “Ho fatto io la trattativa ma non voto il decreto Ucraina”
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Redazione Interno
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«I capelli di verde non me li tingerò», sentenzia Claudio Borghi, quando ormai il decreto Ucraina ha il timbro del Consiglio dei ministri. Il senatore leghista, che per Matteo Salvini ha condotto le trattative con gli alleati sul testo del provvedimento, si dice soddisfatto del lavoro svolto, ma annuncia una presa di distanza plateale: «Io comunque quel decreto non lo voterò». Una dichiarazione che arriva dopo mesi di polemiche, soprattutto all'interno della maggioranza, dove la Lega non ha mai nascosto le proprie perplessità sugli aiuti militari inviati a Kiev. La sua posizione, del resto, non costituisce una novità assoluta, ma ribadisce un dissenso già manifestato in precedenza, come lui stesso ricorda sottolineando di averlo «detto un anno fa».
Un consiglio dei ministri senza i duellanti
Le ultime fasi dell'iter, quelle che hanno portato all'approvazione in Cdm, si sono svolte in un'atmosfera più defilata di quanto ci si potesse attendere. I duellanti principali, per usare una terminologia cara alle cronache politiche, erano assenti: questioni personali hanno tenuto lontani sia il ministro della Difesa Guido Crosetto che il segretario leghista Matteo Salvini. Non che fosse rimasto molto su cui incrociare le lame, considerato che il testo – dopo un lungo e minuzioso lavoro di limatura lessicale – era ormai concordato sin nelle virgole. La seduta è stata rapida, una ventina di minuti, con una illustrazione del provvedimento affidata al sottosegretario alla Presidenza Alfredo Mantovano.
La questione terminologica e il tira e molla
Proprio la scelta delle parole è stata al centro di un tira e molla protrattosi per settimane, al punto che a inizio dicembre il decreto è entrato e poi uscito dall'ordine del giorno di un precedente consiglio dei ministri. La polemica si era concentrata sull'uso o meno del termine "militari" per definire gli aiuti. Una disputa che, nelle intenzioni di alcuni, avrebbe dovuto attenuare la portata simbolica del sostegno italiano a Kiev, pur senza modificare nella sostanza la natura delle forniture. Alla fine, il testo approvato mantiene la dicitura "aiuti militari", come confermato dalle dichiarazioni del ministro Crosetto, il quale ha però posto l'accento anche sugli aiuti non militari e sull'importanza della difesa aerea.
La lettura del governo e le reazioni
Crosetto, in un'intervista, ha cercato di minimizzare le difficoltà del negoziato, definendolo una questione più mediatica che reale e sostenendo che l'accordo fosse stato trovato «in meno di 10 minuti, già settimane fa». Una versione che contrasta con la narrazione pubblica di una trattativa complessa e sofferta all'interno della coalizione. Il ministro, nel commentare la situazione internazionale, ha anche rivolto una stoccata al presidente russo, affermando che «Putin inventa sempre una scusa nuova», senza comprendere «chi lo tifa». Intanto, mentre la Lega canta vittoria per le presunte modifiche ottenute, l'opposizione e diversi osservatori sottolineano come, nei fatti concreti, la politica di sostegno all'Ucraina non cambi in maniera significativa.




