La foto dell’anno ritrata l’infanzia spezzata di Gaza: un bambino senza braccia e il peso della guerra
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Redazione Esteri
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Non servono didascalie per capire ciò che racconta l’immagine premiata come World Press Photo of the Year 2025. Lo scatto della fotografa palestinese Samar Abu Elouf, pubblicato dal New York Times, ritrae Mahmoud Ajjour, nove anni, mentre fissa l’obiettivo con uno sguardo che sembra attraversare la macchina fotografica. Le maniche vuote della sua maglietta, dove prima c’erano le braccia, sono il segno tangibile di una guerra che, oltre alle case e alle strade, divora il futuro di un’intera generazione.
Ferito durante un raid israeliano a Gaza City nel dicembre 2023, Mahmoud è stato evacuato in Qatar insieme alla madre, uno dei pochi sopravvissuti di una strage che l’Onu definisce senza precedenti: la Striscia, secondo le Nazioni Unite, ha il più alto numero di bambini amputati al mondo in proporzione alla popolazione. Quella di Abu Elouf non è solo la fotografia di un dramma personale, ma il simbolo di un conflitto che ha trasformato l’infanzia in un incubo. Lo sfondo neutro dell’ospedale di Doha, dove il bambino è stato trasferito per le cure, accentua la solitudine del soggetto, isolandolo dal caos della guerra ma non dalla sua eredità di dolore.
Il premio, assegnato nel settantesimo anniversario del concorso, sceglie così di puntare i riflettori su una verità scomoda, quella che vede i civili – e in particolare i minori – pagare il prezzo più alto. Quella di Mahmoud non è una storia isolata: migliaia di bambini gazawi, secondo i rapporti delle organizzazioni umanitarie, portano sul corpo e nella psiche i segni di mesi di bombardamenti. La fotografa, palestinese di nascita, ha lavorato a lungo nei territori occupati, documentando con uno stile asciutto ma penetrante le conseguenze del conflitto sulla vita quotidiana.




