Mediobanca punta su Banca Generali per tornare a crescere dopo dieci anni
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Redazione Economia
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L’offerta pubblica di scambio (Ops) da 6,3 miliardi lanciata da Mediobanca su Banca Generali ha riacceso il dibattito sul futuro degli assetti bancari italiani, già scossi a fine novembre dall’acquisizione di BPM da parte di Unicredit. L’istituto di Piazzetta Cuccia, che propone 1,7 azioni Generali – calcolate ex dividendo – per ogni titolo della realtà del Leone portato in adesione, mira al controllo totale di una rete che, secondo le stesse parole del management, rappresenta un tassello strategico per rilanciare la crescita. Il prezzo implicito dell’operazione, fissato a 54,17 euro per azione, riflette l’ambizione di Mediobanca di consolidare la propria posizione in un mercato sempre più competitivo.
Il mercato ha reagito con un’inversione di tendenza rispetto al calo iniziale: dopo un ribasso dello 0,8% nel giorno dell’annuncio, il titolo di Mediobanca ha chiuso in rialzo del 5,27% a 18,37 euro, mentre Banca Generali ha continuato a salire anche il giorno successivo (+1,7%). Generali, dal canto suo, dovrà valutare se cedere il 51% della controllata, una scelta che potrebbe alterare gli equilibri di potere all’interno del gruppo. Intanto, il Leone avanza cautamente (+1,6% a 32,11 euro), segno che gli investitori stanno soppesando le implicazioni di un’operazione che, se andasse in porto, ridisegnerebbe la mappa degli azionisti.
Non mancano, però, le voci critiche. Alcuni osservatori, come quelli citati da Startmag, interpretano la mossa di Mediobanca come una difesa preventiva contro l’Ops lanciata da Monte dei Paschi di Siena. Il Messaggero di Caltagirone, in particolare, ha sottolineato come l’iniziativa possa essere letta in controluce, quasi un tentativo di anticipare le mosse degli avversari.
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