Ecobonus, il governo studia il ritorno al 65% per la prima casa nella Manovra 2027
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Redazione Scienza e Tecnologia
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Una detrazione fiscale del 65% per chi riqualifica energeticamente la propria abitazione principale. È l'ipotesi al centro del confronto in vista della prossima legge di Bilancio, anticipata da diverse testate nei giorni scorsi e confermata indirettamente dal vicepremier Antonio Tajani nel corso di un'intervista radiofonica. L'obiettivo dichiarato è duplice: sostenere gli interventi che riducono i consumi energetici degli edifici e, al tempo stesso, evitare il taglio delle aliquote già programmato per il 2027.
La misura, però, non ha ancora un testo normativo e il suo destino dipende dalla disponibilità delle coperture finanziarie.
Il quadro attuale delle detrazioni
Per comprendere la portata dell'eventuale intervento, occorre partire dalle regole in vigore. La Legge di Bilancio 2026 ha prorogato per tutto l'anno in corso le aliquote già applicate nel 2025, mantenendo la distinzione legata alla natura dell'immobile e non più alla tipologia di lavoro eseguito. Chi sostiene spese entro il 31 dicembre 2026 per interventi sull'abitazione principale può contare su una detrazione IRPEF del 50%, mentre per gli altri immobili l'aliquota scende al 36%.
La stessa struttura riguarda il bonus casa e il sismabonus, mentre il bonus mobili resta confermato al 50% con un tetto di spesa di 5.000 euro e la detrazione viene ripartita in dieci quote annuali di pari importo.
Il quadro cambia radicalmente dal 1° gennaio 2027. In assenza di nuovi interventi legislativi, le aliquote sono destinate a scendere: dal 50 al 36% per l'abitazione principale e dal 36 al 30% per le seconde case. Si tratta di un ridimensionamento che, per un intervento di una certa consistenza, può tradursi in una perdita di beneficio fiscale significativa. È su questo scenario che si innesta l'ipotesi allo studio del governo.
Quali interventi potrebbero rientrare
Secondo le anticipazioni, l'aliquota maggiorata sarebbe riservata alla prima casa e riguarderebbe esclusivamente gli interventi capaci di produrre una riduzione effettiva dei consumi energetici. L'elenco comprende la sostituzione degli infissi, l'isolamento termico delle strutture opache con i relativi cappotti, l'installazione di pompe di calore ad alta efficienza, i sistemi ibridi che combinano caldaia e pompa di calore, i collettori solari per la produzione di acqua calda, le schermature solari e i sistemi di building automation.
Per i condizionatori, l'agevolazione non riguarderebbe la semplice installazione di un apparecchio destinato al raffrescamento estivo, ma la sostituzione integrale o parziale dell'impianto di climatizzazione invernale con una pompa di calore ad alta efficienza.
Restano invece escluse le caldaie uniche alimentate a combustibili fossili, coerentemente con l'impostazione già seguita negli ultimi anni. La detrazione sarebbe ripartita in dieci rate annuali, come avviene per gli altri bonus edilizi.
La copertura europea e il nodo dei conti pubblici
A rendere possibile il rafforzamento dell'Ecobonus potrebbero contribuire i margini di flessibilità concessi dall'Unione europea all'Italia per gli investimenti destinati alla sicurezza energetica. Si tratta di una clausola di salvaguardia prevista dal nuovo Patto di Stabilità che consente uno scostamento di bilancio quantificato in circa 14 miliardi di euro nel triennio 2026-2028.
Non sono fondi europei, ma maggiore indebitamento nazionale che la Commissione europea si è impegnata a non conteggiare nel calcolo dei parametri di finanza pubblica, a condizione che le risorse vengano indirizzate verso interventi strutturali capaci di ridurre la dipendenza dalle fonti fossili.
Il ministro dell'Economia Giancarlo Giorgetti ha indicato nei giorni scorsi i vincoli finanziari entro cui dovrà essere costruita la Manovra, mentre il testo normativo non è ancora stato presentato. Non risultano quindi definiti né l'aliquota esatta, né il perimetro dei beneficiari, né le coperture. La questione, peraltro, si intreccia con il limite massimo di detrazione introdotto dalla Manovra 2025 per i redditi superiori ai 75 mila euro, corretto da un coefficiente legato al numero dei figli presenti nel nucleo familiare.
La posizione delle imprese e il nodo della continuità
Sulle ipotesi in circolazione è intervenuta FederlegnoArredo, che ha espresso apprezzamento per l'orientamento del governo. «Le indiscrezioni di stampa sulle misure allo studio per la prossima legge di Bilancio rappresentano un segnale positivo per la filiera legno-arredo», si legge in una nota dell'associazione. FederlegnoArredo accoglie con favore l'ipotesi di rafforzare al 65% la detrazione per gli interventi di efficientamento energetico sulle abitazioni principali e di prorogare il bonus mobili per il 2027.
Nella stessa nota si sottolinea come «sia indispensabile una pianificazione a lungo termine di queste misure, onde evitare che un approccio 'stop and go' disorienti il consumatore finale con conseguenze negative sulle dinamiche di mercato».
Il bonus mobili, del resto, è legato a doppio filo agli interventi edilizi: spetta per l'acquisto di mobili e grandi elettrodomestici nuovi destinati ad arredare un immobile oggetto di recupero edilizio, a condizione che i lavori siano iniziati non prima del 1° gennaio dell'anno precedente a quello dell'acquisto. Senza una proroga, la misura si esaurirebbe con la fine del 2026.
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