La sciagura di Crans-Montana: identificate le prime vittime italiane, indagati i gestori
Articolo Precedente
Articolo Successivo
Redazione Interno
-
Le operazioni di riconoscimento dei corpi, procedute con meticolosa lentezza dopo il rogo che nella notte di Capodanno ha devastato il locale Le Constellation a Crans-Montana, hanno portato all'identificazione delle prime vittime di nazionalità italiana. Si tratta, come confermato dalle autorità, di tre ragazzi minorenni, originari di Bologna, Milano e Genova, le cui generalità – Giovanni Tamburi, Emanuele Galeppini e Achille Barosi – sono state rese note nella serata. La loro età, compresa tra i 16 e i 17 anni, si aggiunge a un bilancio, ancora provvisorio, che ha visto accertato il decesso di altre otto persone, tutte giovani e di cittadinanza svizzera, in un contesto dove il numero totale delle vittime supera purtroppo la quarantina di unità.
Le indagini si concentrano sulla sicurezza
La magistratura elvetica, mentre prosegue il complesso lavoro di identificazione delle persone decedute, ha avviato un'indagine penale di ampio respiro i cui riflettori si sono già posati sui due proprietari del locale, i coniugi Jacques e Jessica Maric-Moretti. Ai due, che gestivano la discoteca, viene contestato il reato di omicidio colposo plurimo, un’ipotesi che gli inquirenti stanno vagliando alla luce delle primissime risultanze tecniche e delle testimonianze raccolte. La Procura del Cantone Vallese, pur avendo confermato la presenza formale di una uscita di sicurezza nell’edificio, sta verificando le dichiarazioni di alcuni superstiti i quali, in contrasto con quelle dichiarazioni, hanno riferito che la via di fuga risultava praticamente bloccata al momento del divampare delle fiamme, circostanza che, se confermata, assumerebbe un peso decisivo nell’inquadramento delle responsabilità.
Il bilancio italiano si aggrava
Nel corso delle ore, il già tragico computo delle vittime italiane è andato via via aggravandosi. Alle prime tre identificazioni, infatti, ne è seguita una quarta, quella di Chiara Costanzo, il cui nome si è aggiunto a una lista che non ha smesso di crescere. A dare l’amaro annuncio dell’ulteriore innalzamento del bilancio è stato il vicepremier e ministro degli Esteri Antonio Tajani, il quale, in un collegamento telefonico, ha affermato con toni asciutti: “Purtroppo le vittime italiane sono sei e tutte accertate”. Le operazioni di rimpatrio, sia dei feriti che dei feretri, sono entrate nel vivo, coordinate dal governo italiano; alcuni dei giovani ricoverati in Svizzera, come ha precisato Tajani, sono in procinto di essere trasferiti in strutture sanitarie nazionali, con tre di loro destinati all’ospedale Niguarda di Milano e un altro a Torino, mentre per le salme è stato predisposto un volo di stato con l’Aeronautica militare.
Un quadro dai contorni drammatici
Il terribile resoconto fornito dalla polizia svizzera, che al momento conta venticinque vittime formalmente identificate, dipinge un quadro di straordinaria giovinezza spezzata. Oltre ai cittadini italiani, l’elenco comprende infatti numerosi adolescenti elvetici, tra cui ragazze di 14, 15 e 18 anni e ragazzi di 16 e 17 anni, oltre a giovani adulti e a vittime di altre nazionalità, come un rumeno di 18 anni, un francese di 39 e un cittadino turco. Questa composizione anagrafica del dramma, unita alla dinamica dell’incidente e alle prime risultanze investigative, concentra l’attenzione pubblica e giudiziaria sulle condizioni di sicurezza del locale, sulle modalità di gestione dell’emergenza e sulle norme che regolano l’affollamento e la vigilanza in simili esercizi, questioni che l’inchiesta dovrà ora accertare nei minimi dettagli.




