Il governo vara il taglio delle accise, ma l’allarme di Giorgetti è per la recessione

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   L’escalation militare in Medio Oriente, con il conflitto che si è allargato all’Iran e le conseguenti ripercussioni sullo Stretto di Hormuz, via d’acqua cruciale per il trasporto del greggio, sta producendo effetti a catena sui mercati energetici e, di riflesso, sulle economie nazionali. Il prezzo del petrolio, dopo aver sfiorato quota centoventi dollari al barile per poi attestarsi su valori comunque superiori ai cento dollari, ha inevitabilmente spinto verso l’alto il costo dei carburanti alla pompa, riaccendendo la fiammata inflazionistica che si credeva ormai domata. In questo scenario di turbolenza internazionale, il governo guidato da Giorgia Meloni ha accelerato i lavori per un pacchetto di misure urgenti, cercando di correre ai ripari per attutire l’impatto su famiglie e imprese, con il meccanismo delle cosiddette accise mobili che torna prepotentemente al centro del dibattito politico ed economico.

La macchina delle accise mobili e lo scontro politico

L’esecutivo, come confermato dal ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti, sta mettendo a punto il decreto per attivare lo strumento delle accise mobili, un meccanismo ereditato da normative precedenti che consente di utilizzare l’extra gettito Iva derivante dall’aumento del prezzo del carburante per finanziare la riduzione delle accise stesse. La norma, introdotta tre anni fa, necessita ora di alcuni adattamenti tecnici per essere calata nell’attuale contesto di crisi, e il ministro ha assicurato che i margini per intervenire verranno trovati. La proposta, rilanciata con forza dalle opposizioni, in particolare dal Partito Democratico attraverso la segretaria Elly Schlein, mira a restituire ai contribuenti quanto incassato dallo Stato grazie all’inflazione, un principio che ha trovato una prima concreta applicazione in altri paesi europei, come il Portogallo, che ha già varato uno sconto straordinario sulle accise del gasolio. Tuttavia, se da un lato si cerca di spegnere l’incendio dei prezzi, dall’altro il dibattito politico si infiamma sulle responsabilità della crisi e sulla posizione internazionale dell’Italia, con i pentastellati che parlano di un paese che rischia di rotolare in guerra e il centrodestra che difende l’operato della presidente del Consiglio, schierata per la difesa degli interessi nazionali e occidentali.

Lo spettro della stagflazione e l’allarme del ministro

Ma l’emergenza più grave, agli occhi del ministro Giorgetti, non è soltanto il costo della benzina. L’allarme lanciato da Bruxelles dal commissario europeo all’Economia, Valdis Dombrovskis, ha sollevato il timore concreto di uno shock stagflazionistico, la condizione macroeconomica più temuta dagli esperti, quella in cui l’inflazione galoppa mentre la crescita economica si paralizza. Un rischio, questo, che il titolare del Mef ha prontamente rilanciato, sottolineando come la fiammata dei prezzi energetici, se prolungata nel tempo, possa avere conseguenze devastanti sul tessuto produttivo, ben più gravi di una stretta monetaria da parte della Banca centrale europea. I rincari non si limitano infatti alle pompe di benzina, ma si trasferiscono a cascata sull’intera filiera logistica e produttiva: i costi per produrre e trasportare beni di prima necessità subiscono un’impennata che erode il potere d’acquisto delle famiglie e comprime i margini operativi delle aziende, creando una morsa che blocca anche le contromisure delle banche centrali, incastrate tra la necessità di alzare i tassi per frenare i prezzi e quella di abbassarli per stimolare un’economia in frenata. Una preoccupazione che, peraltro, trova eco in altri paesi dell’eurozona, con la Francia che ha annunciato un piano straordinario di cinquecento controlli alle stazioni di servizio per prevenire speculazioni eccessive, e l’Austria che si è detta favorevole a una riduzione temporanea delle accise.

Le ripercussioni sul Titano e il nodo delle riserve strategiche

L’ombra di questa crisi, come spesso accade, si allunga anche su realtà economiche più piccole e strettamente interconnesse con l’Italia, come la Repubblica di San Marino. Il tessuto produttivo e commerciale del Titano, inevitabilmente intrecciato alle dinamiche italiane e comunitarie, rischia di subire pesantemente il contraccolpo di un prolungato periodo di instabilità. L’aumento vertiginoso delle bollette, unito al drastico rallentamento delle esportazioni verso un mercato di riferimento già in difficoltà, potrebbe presentare un conto economico difficilmente sostenibile per l’intero sistema sammarinese. A livello globale, intanto, i ministri delle Finanze del G7 si sono riuniti in videoconferenza per discutere un possibile rilascio coordinato delle riserve strategiche di petrolio, un’ipotesi al momento accantonata ma pronta a essere attivata qualora si verificasse un’interruzione fisica delle forniture. La posizione, emersa dall’incontro, è quella di monitorare minuto per minuto l’evoluzione del conflitto e dei blocchi navali, evitando di bruciare prematuramente le scorte di emergenza, che ammontano a oltre un miliardo di barili in capo ai paesi dell’Agenzia internazionale dell’energia, per non rimanere scoperti più avanti, qualora la crisi dovesse rivelarsi di lunga durata. Un equilibrio precario, dunque, in cui i governi cercano di navigare a vista tra l’urgenza di calmierare i prezzi e la necessità di preservare strumenti per far fronte a uno scenario che, come ha ricordato lo stesso Dombrovskis, potrebbe rivelarsi un forte shock stagflazionistico per l’intera economia globale.

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