Crisi politica in Romania, fallisce Mureșan: cresce l’ipotesi del voto

Crisi politica in Romania, fallisce Mureșan: cresce l’ipotesi del voto
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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   La crisi politica in Romania si prolunga dopo la bocciatura del governo proposto da Siegfried Mureșan, che non è riuscito a ottenere la fiducia del Parlamento di Bucarest. Il candidato premier indicato dal presidente Nicușor Dan ha raccolto 182 voti favorevoli e 15 contrari, contro i 233 necessari per l’investitura. Il Paese entra così nel sesto mese di instabilità istituzionale dopo la caduta, a maggio, dell’esecutivo guidato da Ilie Bolojan, mentre torna concretamente nel confronto politico la possibilità di elezioni anticipate.

La maggioranza non c’è: PSD non vota, AUR resta fuori dall’aula

Il progetto respinto dal Parlamento si basava su una coalizione composta dal Partito nazionale liberale, dall’Unione Salvate la Romania e dall’Unione democratica magiara di Romania. Alla seduta hanno partecipato 321 parlamentari su un totale di 464, ma i voti validamente espressi sono stati soltanto 197. I rappresentanti del PSD erano presenti ma non hanno partecipato al voto, mentre quelli dell’Alleanza per l’Unione dei Romeni, AUR, non erano in aula. La scelta ha impedito al blocco di centrodestra di avvicinarsi alla maggioranza assoluta richiesta per insediare il nuovo Consiglio dei ministri.

Non si tratta del primo tentativo fallito dall’inizio della crisi. A giugno il Parlamento aveva già negato la fiducia ad Adrian Veștea, che aveva ottenuto 189 consensi, 44 in meno della soglia richiesta. Il precedente esecutivo era caduto attraverso una mozione di sfiducia sostenuta da socialdemocratici e AUR, lasciando da allora un governo ad interim con poteri limitati. Il capo dello Stato ha annunciato nuove consultazioni con i partiti a Palazzo Cotroceni il 5 ottobre e l’intenzione di indicare nello stesso pomeriggio un altro candidato alla carica di primo ministro.

Elezioni anticipate, cosa prevede la Costituzione romena

La nuova bocciatura rende più centrale l’ipotesi dello scioglimento delle Camere, ma non produce automaticamente nuove elezioni. L’articolo 89 della Costituzione stabilisce che il presidente può sciogliere il Parlamento dopo aver consultato i presidenti delle due assemblee e i leader dei gruppi parlamentari, qualora entro 60 giorni dalla prima richiesta non sia stata concessa la fiducia e siano state respinte almeno due richieste di investitura. Si tratta dunque di una facoltà presidenziale sottoposta a condizioni precise, non di un obbligo conseguente al semplice fallimento di due candidati.

Il peso politico di un eventuale ritorno alle urne è amplificato dagli ultimi sondaggi. Il Barometro INSCOP realizzato tra l’1 e il 7 settembre su un campione di 1.100 persone attribuisce ad AUR il 39,7% delle preferenze tra chi esprime una scelta di partito, davanti al PSD al 18,7%, al PNL al 16,3% e all’USR al 9%. La rilevazione indica un margine massimo di errore di tre punti percentuali. Tra gli intervistati che dichiarano anche di essere certi di recarsi alle urne, la formazione guidata da George Simion è indicata al 40,2%.

La paralisi politica pesa anche su conti pubblici e mercati

Il blocco istituzionale si sovrappone a una situazione finanziaria delicata. S&P colloca il debito sovrano romeno sull’ultimo gradino della categoria investment grade con outlook negativo, mentre nelle ultime settimane il leu ha toccato minimi storici e i rendimenti dei titoli di Stato decennali sono saliti di circa 60-80 punti base fino ai massimi dell’ultimo anno. Bucarest punta a ridurre il deficit pubblico al 6,2% del Pil nel 2026, dopo un disavanzo superiore al 9% nel 2024, e a riportarlo sotto la soglia europea del 3% entro il 2030. Le esigenze complessive di finanziamento del Paese superano il 10% del prodotto interno lordo.

La composizione del prossimo esecutivo interessa direttamente anche i rapporti della Romania con l’Unione europea e con gli alleati occidentali. Il Paese è membro sia dell’Ue sia della Nato e confina con l’Ucraina, mentre AUR ha contestato parti delle politiche europee sulla difesa e il sostegno a Kiev. Il presidente ha indicato tra i propri obiettivi il mantenimento dell’orientamento occidentale del Paese; sul piano parlamentare, tuttavia, i numeri emersi dai due tentativi di investitura mostrano che nessuno dei progetti di governo presentati dopo la sfiducia di maggio è riuscito finora a costruire una maggioranza sufficiente nelle due Camere.

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