La guerra scambiata per pace: l’Europa tra riarmo e divisioni

Articolo Precedente

precedente
Articolo Successivo

successivo

Redazione Esteri Redazione Esteri   -   L’Europa, da sempre culla di ideali di pace e cooperazione, si trova oggi a navigare in acque turbolente, dove il concetto stesso di “pace giusta” sembra sfuggire di mano. A Bruxelles, dove le decisioni dovrebbero essere il frutto di un consenso condiviso, la realtà è ben diversa: gli Stati membri faticano a trovare un accordo persino su questioni apparentemente semplici, come il tipo di combustibile da utilizzare per le auto. Figuriamoci, allora, quanto possa essere complesso definire cosa sia giusto in un contesto geopolitico sempre più frammentato.

La giustezza, come la giustizia, è un concetto che appartiene agli idealisti, a coloro che credono nella probità e nell’integrità. Ma quando si parla di politica estera e di sicurezza, gli ideali spesso si scontrano con la cruda realtà. E la realtà, oggi, è che l’Europa si trova a dover affrontare una scelta cruciale: riarmarsi o rischiare di diventare irrilevante sullo scacchiere internazionale.

Proprio in questo contesto si inserisce la proposta di Ursula von der Leyen, presidente della Commissione Europea, che ha annunciato la necessità di un riarmo europeo. Una posizione che ha sollevato non poche polemiche, soprattutto tra chi crede che i fondi destinati agli armamenti dovrebbero essere invece utilizzati per rafforzare lo Stato sociale e promuovere il bene comune. Una petizione, lanciata da gruppi contrari alla corsa agli armamenti, chiede a Giorgia Meloni, presidente del Consiglio italiano, di respingere la proposta di von der Leyen, sostenendo che la pace non si ottiene con la forza, ma attraverso il dialogo e la cooperazione.

Intanto, in vista del Consiglio Europeo del 6 marzo, sta per essere pubblicato un documento firmato da accademici e tecnocrati di spicco, intitolato “A European Project to protect its Citizens”. Ispirato al famoso “facciamo qualcosa” di Mario Draghi, il testo punta a rilanciare l’idea di un’Europa più coesa e protettiva nei confronti dei suoi cittadini. Tra i firmatari, spicca il nome di Elsa Fornero, ex ministro del Lavoro, che sta cercando di raccogliere adesioni di alto profilo.

Ma c’è un punto che, più di altri, divide: l’idea di un esercito europeo. Per molti, infatti, prima di pensare a un riarmo, l’Europa dovrebbe dotarsi di una Costituzione comune, un testo che definisca i valori e i principi condivisi da tutti i Paesi membri. Senza una base solida, sostengono alcuni, qualsiasi politica di riarmo rischia di essere percepita come un’imposizione, piuttosto che come una scelta condivisa.

Draghi, da parte sua, ha lanciato un appello chiaro: è ora di agire, non solo di parlare. Ma l’assenza di una posizione unitaria, come dimostra la decisione di von der Leyen di non consultare il Parlamento Europeo prima del vertice, rischia di minare ulteriormente la credibilità dell’Unione. Un errore grave, secondo molti osservatori, che rischia di alimentare divisioni già profonde.

Non si tratta, ovviamente, di contrapporsi agli alleati americani, ma di prendere atto che l’indipendenza europea è un obiettivo da perseguire, anche all’interno dell’alleanza atlantica. Come ha sottolineato Friedrich Merz, futuro cancelliere tedesco, l’Europa deve trovare la sua strada, senza rinnegare i suoi valori.

Puoi condividere questo articolo o riprenderne i contenuti, anche parzialmente, citando la fonte con link attivo a informazione.news, il portale online di notizie e approfondimenti.