Trump sullo Stretto di Hormuz: «Resterà aperto o lo faremo saltare»
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Redazione Esteri
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Donald Trump ha dichiarato che lo Stretto di Hormuz «sarà aperto a tutti» e ha minacciato conseguenze contro l’Oman durante la conferenza stampa seguita alla riunione di gabinetto alla Casa Bianca. Il presidente degli Stati Uniti ha definito il passaggio marittimo «acque internazionali», aggiungendo che «nessuno lo controllerà» e che Washington continuerà a monitorare la situazione nell’ambito delle trattative in corso. Nel passaggio più duro del suo intervento, Trump ha affermato che l’Oman «si comporterà proprio come tutti gli altri o dovremo farli saltare in aria», mentre nel Golfo continua ad aumentare la tensione tra Stati Uniti e Iran.
Le dichiarazioni arrivano dopo giorni segnati da annunci contrapposti, smentite ufficiali e nuovi attacchi nell’area dello Stretto di Hormuz. La Casa Bianca ha respinto una bozza di memorandum d’intesa diffusa dalla televisione iraniana, che descriveva un possibile accordo tra Washington e Teheran. Secondo quanto riportato dai media statali della Repubblica Islamica, gli Stati Uniti sarebbero stati pronti a ritirare la Marina americana dallo Stretto di Hormuz, ad affidarne la gestione all’Iran e a mettere fine alle sanzioni e al blocco dei porti iraniani. La risposta americana è arrivata con una nota diffusa dalla Casa Bianca: «Nessuno dovrebbe credere a ciò che i media statali iraniani diffondono. I FATTI CONTANO».
Nuovi attacchi tra Iran, Usa e Israele
Nelle stesse ore la televisione iraniana Irinn ha annunciato che le Guardie Rivoluzionarie hanno colpito una base americana in risposta agli attacchi statunitensi nel sud dell’Iran. L’emittente non ha specificato la posizione dell’obiettivo, mentre il Kuwait, alleato degli Stati Uniti, ha riferito che la base sarebbe stata bersaglio di missili e droni nella mattinata di giovedì 28 maggio. La sequenza degli eventi si inserisce in un quadro di crescente pressione militare nell’area del Golfo, dove secondo il New York Times il raid americano avrebbe seguito un attacco iraniano contro quattro mercantili nello Stretto di Hormuz.
Parallelamente si moltiplicano anche le operazioni militari israeliane nella regione. Media locali parlano di pesanti raid aerei israeliani in Libano con almeno otto morti, mentre l’agenzia libanese Nna riferisce di dodici persone uccise, tra cui bambini, nei bombardamenti. Nuovi attacchi vengono segnalati anche nella Striscia di Gaza, dove secondo le informazioni diffuse sarebbero morte almeno sette persone. In questo contesto le parole di Trump sul controllo dello Stretto di Hormuz assumono un peso ancora maggiore, perché arrivano mentre gli scontri coinvolgono contemporaneamente Iran, Stati Uniti e Israele.
La tensione sullo Stretto di Hormuz e il ruolo dell’Oman
Lo Stretto di Hormuz resta al centro dello scontro diplomatico e militare tra Washington e Teheran. Trump ha insistito sul fatto che il passaggio marittimo debba restare aperto «a tutti», ribadendo che gli Stati Uniti continueranno a sorvegliarlo. Le sue dichiarazioni sull’Oman arrivano mentre il Paese viene citato nel quadro delle trattative e delle tensioni regionali, in una fase in cui ogni comunicazione pubblica viene accompagnata da smentite, annunci militari e accuse reciproche.
La diffusione della presunta bozza di accordo tra Usa e Iran ha ulteriormente alimentato il clima di incertezza. Da una parte la televisione iraniana ha descritto un possibile ridimensionamento della presenza americana nell’area, dall’altra la Casa Bianca ha negato qualsiasi apertura in quella direzione. Nel frattempo proseguono gli attacchi e le rappresaglie annunciate dai media iraniani, mentre Washington continua a collegare la sicurezza dello Stretto di Hormuz alle trattative in corso e alla presenza militare americana nella regione.




