Il peso di Hormuz: 400 milioni di barili non bastano a fermare la corsa del greggio

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   La raffica di attacchi lanciati dall’Iran nella notte, che hanno preso di mira la base della Quinta Flotta americana in Bahrein, le postazioni statunitensi in Iraq e le vicinanze di Tel Aviv, ha riacceso le tensioni sullo Stretto di Hormuz, e il mercato del greggio, nonostante gli sforzi dell’Agenzia internazionale per l’energia, continua a tremare. I trentadue paesi coordinati dall’Agenzia avevano infatti rotto gli indugi, decidendo per uno sblocco senza precedenti delle riserve strategiche, quantificabile in circa 400 milioni di barili, una mossa che tecnicamente avrebbe dovuto raffreddare i prezzi e garantire un minimo di stabilità. E invece, l’effetto è stato pressoché nullo: il Brent viaggia ormai stabilmente sopra i 91 dollari al barile e il Wti segue a ruota, attestandosi sugli 88, a dimostrazione di come la paura di un blocco dello Stretto, attraverso cui transita una fetta consistente del petrolio mondiale, pesi assai di più di qualsiasi intervento sulle scorte.

Del resto, l’avvertimento di Teheran è fin troppo chiaro: “Preparatevi al raggiungimento dei 200 dollari al barile”, hanno tuonato dalle forze armate iraniane, sottolineando come l’instabilità regionale, provocata a loro dire dalle azioni di Washington e Israele, sia la diretta responsabile dell’impennata. Un messaggio, quest’ultimo, accompagnato dai fatti, visto che il portavoce del comando militare, Zolfaqari, ha ribadito senza mezzi termini che non passerà “nemmeno un litro di petrolio” verso gli Stati Uniti, Israele e i loro alleati, considerando ogni nave cisterna diretta in quei porti un “obiettivo legittimo”. Una minaccia resa ancor più concreta dagli ultimi sviluppi, con l’intercettazione, da parte della difesa saudita, di sei missili balistici lanciati in direzione della base aerea Principe Sultan e di un settimo missile nella regione orientale del Paese, come ha reso noto il ministero della Difesa emiratino, mentre le autorità locali hanno invitato la popolazione a non uscire di casa.

L’escalation notturna e il nodo delle riserve

La notte di fuoco non si è limitata ai tentativi di colpire le installazioni saudite: gli attacchi di Teheran si sono estesi su più fronti, con droni e missili che hanno preso di mira l’aeroporto di Dubai, dove si registrano quattro feriti, e tre navi cargo, tra le quali una battente bandiera giapponese. In questo quadro di guerriglia diffusa, il figlio del nuovo presidente, nonché guida suprema, Khamenei, è rimasto ferito, seppur in modo non grave – le sue condizioni sono state definite buone da fonti vicine alla famiglia – mentre proseguono senza sosta i raid israeliani su Beirut, a dimostrazione di un conflitto che ormai ha valicato i confini dei tradizionali campi di battaglia. E mentre le sirene risuonano in più Paesi, il nodo energetico rimane centrale: il rilascio delle riserve, per quanto imponente, appare agli occhi degli analisti come una misura ampiamente scontata dal mercato, che invece guarda con apprensione alla chiusura virtuale di Hormuz e alla concreta possibilità che l’escalation coinvolga in maniera ancora più massiccia gli impianti e le rotte di approvvigionamento. La partita, insomma, si gioca su un doppio binario, militare ed economico, dove le dichiarazioni bellicose di Teheran trovano un riscontro immediato nelle quotazioni, rendendo vano, per il momento, ogni tentativo di calmierare i prezzi attraverso la diplomazia delle scorte.

Description: La liberazione di 400 milioni di barili di petrolio non ferma il rialzo del greggio. L'attacco iraniano a basi Usa e la minaccia su Hormuz tengono il mercato con il fiato sospeso.

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