La pastasciutta antifascista divide Roccavione, mentre Casa Cervi raccoglie fondi per Gaza

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Albertina Soliani, presidente dell’Istituto Cervi, non nasconde l’emozione quando parla della pastasciutta antifascista organizzata venerdì 25 luglio ai Campirossi. «Non è una pastasciutta come quelle degli anni passati», osserva, sottolineando come l’evento, nato 82 anni fa per celebrare la caduta del fascismo, abbia oggi un peso diverso. «I nostri occhi sono su Gaza, dove si muore cercando cibo», aggiunge, ricordando che il ricavato della serata – 4.500 euro, raccolti davanti a 2.500 persone – sarà devoluto a Emergency. Un gesto che unisce memoria e solidarietà, mentre il mondo, dominato dalla violenza, sembra aver smarrito ogni traccia di umanità.

Ma se a Gattatico l’iniziativa ha trovato unità, altrove ha scatenato polemiche. A Roccavione, e poi a Roccasparvera, la “pastasciutta antifascista” è diventata un caso politico dopo che il sindaco Paolo Giraudo ha negato il patrocinio comunale, definendo «strumentale» l’abbinamento tra la passeggiata storica – guidata da Gigi Garelli, direttore dell’Istituto per la Resistenza – e la cena successiva, pubblicizzata come antifascista. La Pro loco, che ha organizzato l’evento, ha preferito spostarlo nel paese vicino, ma le critiche non si sono placate. L’Anpi di Borgo e Valli, in un comunicato, ha ricordato le parole di Duccio Galimberti, che nel 1943, pochi giorni prima di essere ucciso, incitò alla lotta «fino alla scomparsa delle ultime vestigia fasciste». Un richiamo che, a distanza di decenni, dimostra quanto quelle divisioni siano ancora aperte.

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