Il «patentino antifascista» che divide la Fiera: gli editori non conformi alzano la voce
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Redazione Interno
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La polemica che avvolge l’edizione 2026 di "Più libri più liberi", in programma a Roma dal 4 all’8 dicembre, non accenna a placarsi. Al centro del dibattito, che ha già visto l’intervento diretto della presidente del Consiglio Giorgia Meloni e del ministro della Giustizia Carlo Nordio, c’è una novità regolamentare destinata a diventare un vero e proprio spartiacque per la manifestazione dedicata alla piccola e media editoria.
La scintilla, come raccontano i diretti interessati, è scoccata dalla richiesta – per la prima volta esplicitata in un allegato da sottoscrivere obbligatoriamente – di aderire formalmente «ai valori e ai principi espressi nella Costituzione Italiana, nella Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea e nella Dichiarazione universale dei diritti umani», con un passaggio che molti hanno letto come dirimente: il «riconoscere e condividere i valori antifascisti alla base dell’ordinamento democratico».
Una dichiarazione che, secondo un nutrito gruppo di case editrici, trasforma l’accesso a un palcoscenico culturale in una sorta di test di fedeltà politica, innescando un meccanismo che definiscono «censura preventiva».
Le voci del dissenso: "Una baggianata ridicola" e "capricci censori"
Tra gli espositori storici della kermesse che hanno deciso di non abbassare la testa c’è Marco Scatarzi, anima della casa editrice Passaggio al Bosco. Lui, che già lo scorso anno si era ritrovato al centro di contestazioni (con stand coperti e cori di "Bella Ciao" per protestare contro il suo catalogo giudicato vicino al mondo nazifascista), oggi utilizza un tono volutamente tranchant per liquidare la nuova misura: la definisce infatti «una baggianata ridicola».
Una posizione simile, seppur argomentata con un lessico diverso, arriva da Daniele Dell'Orco di Idrovolante; l’editore vede nella clausola un inchino ai «capricci censori» di quella che definisce una cerchia di «pseudo intellettuali», i quali – a suo giudizio – tentano di dettare legge sulla legittimità altrui a operare nel settore.
Una visione condivisa da Alessandro Amorese di Eclettica, che senza mezzi termini ha bollato la condizione come «inaccettabile», aggiungendo che un simile obbligo rappresenta l’esatto contrario di ciò che dovrebbe fare chi opera nella cultura, ovvero abbattere muri invece di erigerne di ideologici.
La replica di Giubilei: "Deriva liberticida" e il caso del Codice Rocco
Francesco Giubilei, editore di Giubilei Regnani e figura di spicco nel dibattito culturale della destra, ha voluto inquadrare la faccenda in un orizzonte più ampio, parlando apertamente di «deriva liberticida» che minaccia l’intero comparto fieristico.
A differenza di altri, Giubilei sottolinea come la dichiarazione non sia affatto una semplice formalità burocratica – come sostengono invece alcuni organizzatori – ma un'evoluzione pericolosa di una prassi consolidata: "Negli anni scorsi veniva richiesto soltanto il rispetto dei principi costituzionali, un passaggio sul quale nessuno aveva mai avuto nulla da obiettare; il problema nasce con l’introduzione di una formula che ha un’evidente connotazione politica".
Ed è proprio su questo crinale giuridico che si innesta l’intervento del ministro Nordio, il quale ha gettato benzina sul fuoco con una notazione storica precisa: quella di sottolineare come il nostro Codice penale porti ancora la firma di Mussolini. «Forse gli organizzatori non sanno che il libro più importante per la nostra giustizia reca la firma del duce», ha dichiarato il Guardasigilli, evidenziando quella che a suo avviso è una clamorosa incoerenza di fondo.
Il fronte opposto e lo scontro con l’Anpi
Una narrazione, quella della "semplice chiarezza" sui principi democratici, che trova invece un solido baluardo nell’Associazione Nazionale Partigiani d’Italia. Intervenuto alla presentazione della Festa nazionale dell’Anpi 2026, il presidente Gianfranco Pagliarulo ha liquidato le rimostranze del governo e degli editori come «una tempesta in un bicchier d’acqua», frutto – a suo dire – della «legge della concorrenza tra Meloni e Vannacci» e del «riflesso pavloviano» della premier quando si sfiora il tema dell’antifascismo.
Pagliarulo ha ribadito che non si tratta di un "patentino" bensì del «rispetto della Costituzione e delle leggi», seppur ammettendo, con una certa onestà intellettuale, che "col senno di poi, forse sarebbe stato più ragionevole vigilare affinché nessuno esponesse libri di apologia del fascismo" piuttosto che chiedere firme preventive.
Una posizione che stride con quella degli editori contestatori, i quali, come ha fatto notare Dell'Orco, fanno notare che Idrovolante partecipa a "Più libri più liberi" da otto anni e alla Buchmesse di Francoforte senza mai aver subito contestazioni simili, rimarcando che non esiste alcun reato culturale nell’esporre una monografia storica su Corneliu Codreanu o un saggio geopolitico.




