Bolivia, tensioni politiche e scontri armati tra i sostenitori di Morales e il governo Arce
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Redazione Esteri
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In Bolivia, la crisi politica e istituzionale si è aggravata con l'occupazione di una base militare da parte dei sostenitori dell'ex presidente Evo Morales, i quali, opponendosi al governo di Luis Arce, hanno preso in ostaggio circa 200 soldati. Le tensioni, esplose quasi tre settimane fa, sono culminate venerdì scorso con l'attacco a tre unità militari nella zona del Chapare, nel dipartimento di Cochabamba, dove i manifestanti hanno sequestrato armi da guerra e munizioni.
Il Ministero degli Esteri boliviano ha denunciato che i gruppi irregolari, fedeli a Morales, hanno preso il controllo delle caserme e si sono appropriati delle armi presenti all'interno delle strutture militari. Le proteste, iniziate per impedire l'arresto dell'ex presidente, accusato di una relazione con una quindicenne, hanno visto un'escalation di violenza e scontri armati, mettendo in grave difficoltà il governo di Arce.
La situazione è ulteriormente complicata dalle richieste dei manifestanti, che chiedono le dimissioni dell'attuale presidente, accusato di aver orchestrato accuse infondate contro Morales. La presa della base militare e il sequestro dei soldati rappresentano un punto di non ritorno nella crisi boliviana, con il rischio di ulteriori scontri e un possibile intervento internazionale per ristabilire l'ordine.
Le autorità boliviane stanno cercando di negoziare con i manifestanti per ottenere il rilascio dei militari e riportare la calma nel paese, ma la situazione rimane tesa e incerta.




