Il castello di Alden Biesen e il motore variabile dell’Europa: Meloni rilancia l’asse con Berlino, ma avverte “nessuno si senta escluso”
Articolo Precedente
Articolo Successivo
Redazione Interno
-
Nelle stanze seicentesche del castello di Alden Biesen, avvolte dalla nebbia fiamminga, i leader dell’Unione Europea hanno provato a mettere da parte per un giorno le cravatte e le divisioni formali per concentrarsi su ciò che, nelle intenzioni di molti, dovrebbe essere la nuova stella polare del continente: la competitività. Un termine, quest’ultimo, che riassume in sé lo spettro della deindustrializzazione, l’ansia per il divario tecnologico con Stati Uniti e Cina, e la necessità di tagliare quella che la presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, ha definito una burocrazia “che ha ecceduto rispetto al suo ruolo”. Ed è proprio la premier italiana, apparsa davanti ai cronisti con un blazer grigio e un collarino che non è passato inosservato, a giocare una partita complessa, fatta di equilibri e di segnali politici calibrati al millimetro -5.
Il cuore pulsante della giornata, prima ancora del vertice plenario dei Ventisette, è stata la riunione ristretta voluta da Italia, Germania e Belgio — un tavolo tecnico-politico a cui hanno aderito diciannove Paesi, tutti convocati per mettere a punto una strategia comune da presentare al prossimo Consiglio Europeo di marzo. Un’iniziativa che, nelle intenzioni di Roma e Berlino, non vuole essere un atto di esclusione, ma che inevitabilmente ha sollevato piú di un sopracciglio in alcune capitali, a cominciare da Madrid. Pedro Sánchez, secondo quanto si è appreso, avrebbe manifestato il proprio disappunto per un formato che rischiava di lasciare la Spagna ai margini del dibattito, circostanza puntualmente smentita da Palazzo Chigi, dove si racconta di un colloquio tutt’altro che teso tra Meloni e lo stesso Sánchez durante una pausa dei lavori -1 -5. La premier, dal canto suo, ha gestito la questione con la consueta attenzione al linguaggio: “Sí, in questa fase c’è un motore fra Italia e Germania”, ha ammesso, salvo poi aggiungere, quasi a voler schermare l’asse da qualsiasi interpretazione in chiave anti-francese, che non si tratta di “qualcosa che si fa contro qualcun altro, escludendo altri” -5.
Del resto, la geometria variabile delle alleanze europee è un concetto che Meloni ha imparato a maneggiare con cura, e che ad Alden Biesen ha trovato la sua plastica rappresentazione nel rapporto a tre tra Roma, Parigi e Berlino. Se da un lato, infatti, la presidente del Consiglio rinsalda il legame con il cancelliere tedesco Friedrich Merz — un’intesa suggellata solo tre settimane fa a Roma e che ora punta a incidere sull’agenda comunitaria — dall’altro deve fare i conti con la tradizionale intesa franco-tedesca, che nonostante le crepe e le divergenze sul metodo, continua a rappresentare un pilastro. Emmanuel Macron, consapevole del momento di difficoltà interna e della necessità di non apparire isolato, si è presentato davanti alla stampa a braccetto con Merz, quasi a voler rivendicare una sintonia che sui dossier concreti appare meno scontata -5. E il nodo principale, quello attorno a cui ruota gran parte del dibattito, resta il finanziamento della ripresa industriale: Macron ha rilanciato con forza l’idea degli eurobond, lo strumento di debito comune già sperimentato durante la pandemia, ricevendo un’apertura cauta ma significativa da parte di Meloni. “Personalmente sono favorevole”, ha dichiarato la presidente del Consiglio, pur riconoscendo che si tratta di un tema “molto divisivo” in Europa, capace di spaccare non solo il Nord dal Sud, ma anche i due soci storici dell’Unione -1 -5.
E infatti, a spegnere sul nascere qualsiasi entusiasmo sulla possibilità di un nuovo debito condiviso ci ha pensato lo stesso Merz, che con la consueta rigidità ha richiamato i paletti invalicabili posti dalla Corte Costituzionale tedesca, chiudendo di fatto la porta all’ipotesi di eurobond finché il quadro giuridico interno alla Germania non dovesse mutare. Un assist, quello arrivato da Berlino, che ha trovato sponda nei Paesi frugali come l’Olanda, timorosi di caricare le future generazioni di nuovi fardelli -5. Di fronte a queste divisioni, il vertice informale ha dunque dovuto accontentarsi di tracciare una roadmap, un percorso scandito da priorità condivise — prima fra tutte la riduzione dei prezzi dell’energia, su cui Meloni ha annunciato un decreto taglia-bollette in Consiglio dei ministri — e dalla volontà di procedere, se necessario, anche a 19 o addirittura a 9, sfruttando lo strumento delle cooperazioni rafforzate. Ursula von der Leyen, presente al castello, ha assicurato che a marzo presenterà una “road map” dettagliata per completare il mercato unico, un obiettivo che il presidente del Consiglio Europeo, Antonio Costa, ha indicato come prioritario per rilanciare la crescita e creare posti di qualità -3 -6.




