L’inflazione risale al 2,7% ad aprile, il carrello della spesa pesa come non accadeva dal 2023

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Redazione Economia Redazione Economia   -   L’Istat lo ha certificato ieri: il tasso di inflazione, che a marzo si era assestato all’1,7%, è schizzato al 2,7% nell’arco di un solo mese, toccando così il livello piú alto dal settembre del 2023. Questo balzo, va detto, non è frutto di una generale impennata dei prezzi diffusa in egual misura su tutti i comparti; al contrario, la fiammata è ascrivibile in via quasi esclusiva alla componente energetica e a quei prodotti – gli alimentari freschi in testa – il cui costo di trasporto incide in maniera determinante sul prezzo finale che il consumatore si trova a pagare alla cassa. L’eurozona, d’altronde, respira la medesima aria, con i listini che viaggiano su livelli sostanzialmente analoghi, a riprova di una tensione che certo non risparmia i nostri confini.

Debito record e spread in rialzo, l’allarme dei mercati

A rendere il quadro ancora piú complesso, però, ci pensano i conti pubblici. Il debito pubblico, infatti, ha raggiunto l’ennesimo primato negativo toccando quota 3.159 miliardi, con un incremento di 19,5 miliardi registrato solo nel mese di marzo. Una mole impressionante, questa, che già comincia a riflettersi in modo tangibile sugli indicatori finanziari: lo spread, alla fine della giornata di ieri, si è portato a 78 punti base, mentre il rendimento del Btp decennale si è avvicinato pericolosamente alla soglia critica che gli analisti monitorano con preoccupazione. In pratica, piú il debito cresce e piú i finanziatori internazionali chiedono un premio per il rischio, rendendo sempre piú oneroso per lo Stato rifinanziare le sue scadenze.

A Terni l’inflazione vola al 2,5%, piú che triplicata in quattro mesi

Scendendo sul territorio, l’aumento generalizzato del costo della vita si declina in maniera a tratti drammatica. A Terni, per esempio, l’inflazione ad aprile ha raggiunto il 2,5% – si partiva dall’1,4% di marzo – un dato, questo, che pure risulta inferiore alla media nazionale del 2,8%. Eppure, come spiegano i servizi statistici comunali di Palazzo Spada, la variazione congiunturale certifica che in un solo mese l’inflazione ha guadagnato un punto percentuale in cittá, e addirittura l’1,2% a livello nazionale. Nei primi quattro mesi dell’anno, insomma, il tasso è piú che triplicato, passando dal +0,6% di gennaio all’attuale +2,5% di aprile. Un’accelerazione fortissima, alla quale hanno contribuito non solo l’incertezza dei mercati legata ai conflitti in corso, ma anche i ponti primaverili e le festività. A Terni i rincari piú pesanti si registrano per i carburanti – il gasolio ha fatto un balzo del 10% – per i trasporti e per le bollette, senza dimenticare il caffè, che in un anno è cresciuto del 10,8%, e la carne, aumentata del 4,1%.

Brescia corre piú della media italiana, e la spesa familiare vola

Situazione analoga, seppur con cifre leggermente diverse, si respira a Brescia. Qui l’indice dei prezzi al consumo (Nic) ha registrato un aumento dell’1,5% rispetto a marzo e, su base annua, si è attestato al +2,4%. Un incremento congiunturale che, guarda caso, risulta superiore a quello nazionale fermo all’1,2%: vuol dire che a Brescia i prezzi hanno accelerato il loro passo piú rapidamente che nel resto del Paese. L’Ufficio comunale di statistica, che ha diffuso i dati, sottolinea che la spinta è arrivata soprattutto dal capitolo energia e da quello dei ristoranti. E la conseguenza, per i portafogli delle famiglie, è pesante: secondo le stime dell’Unione Nazionale Consumatori, citate negli approfondimenti locali, una famiglia tipo bresciana si troverá a spendere 634 euro in piú nell’arco dei prossimi dodici mesi, un valore che colloca la cittá al decimo posto nella poco invidiabile classifica nazionale dei rincari.

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