Corvetto come le banlieue, la morte di Ramy e la rivolta
Articolo Precedente
Articolo Successivo
Redazione Interno
-
Nel quartiere milanese di Corvetto, la morte del diciannovenne Ramy Elgaml, avvenuta durante un inseguimento dei Carabinieri, ha scatenato una serie di proteste violente. Decine di giovani di origine straniera hanno manifestato la loro rabbia con atti di vandalismo, incendi e scontri con le forze dell'ordine, richiamando alla mente scene già viste in altre città europee, come le banlieue parigine.
Per comprendere la situazione attuale del Corvetto, basta scorrere i numerosi video su TikTok, dove gli hashtag dedicati a Ramy rimbalzano tra le periferie italiane e l'Egitto. La vicenda di Ramy, morto dopo una fuga in scooter, ricorda quella di Nahel, il diciassettenne ucciso dalla polizia a Parigi un anno e mezzo fa. Le strade del quartiere sono state teatro di guerriglia urbana, con barricate di rifiuti in fiamme e lenzuola bianche appese agli angoli delle strade, chiedendo verità e giustizia per il giovane.
Al mattino, i segni dei roghi sono ancora visibili sull'asfalto, insieme ai contenitori vuoti degli spray al peperoncino e ai cocci di bottiglie sui marciapiedi. I residenti, spaventati, raccontano di essersi chiusi in casa già dalle 18, temendo per la propria sicurezza. La tensione è palpabile, e il ritornello che si sente tra le bancarelle del mercato del martedì è sempre lo stesso: "Tira una brutta aria".
Nel frattempo, le indagini sulla morte di Ramy proseguono. Il tunisino ventiduenne Fares Bouzidi, che era alla guida del TMax su cui viaggiava Ramy, e il vicebrigadiere del Radiomobile, che inseguiva lo scooter, sono stati indagati per omicidio stradale




