Armenia, il partito Contratto Civile di Pashinyan vince le elezioni: "Governeremo in autonomia"
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Redazione Esteri
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L’Armenia ha compiuto una scelta netta, forse la più importante dalla caduta dell’Unione Sovietica, orientando il proprio baricentro politico verso occidente. Il partito del primo ministro Nikol Pashinyan, Contratto Civile, si è aggiudicato le elezioni parlamentari con una percentuale schiacciante che sfiora la maggioranza assoluta, un risultato che, come dichiarato dallo stesso leader durante la notte, gli consente di formare un governo autonomo, senza bisogno di alleati.
L'annuncio, arrivato al termine di una giornata elettorale seguita con ansia sia a Bruxelles che a Mosca, sancisce di fatto la vittoria della linea filo-europea, rafforzando l’intenzione di Ereván di allontanarsi progressivamente dalla tradizionale orbita russa.
Il verdetto delle urne e il nuovo quadro parlamentare
Secondo i dati diffusi dalla Commissione elettorale centrale, la formazione del premier uscente ha raccolto il 49,81% dei consensi, un dato che, sebbene in leggero calo rispetto ad alcuni exit poll serali, si traduce in una solida maggioranza dei seggi all'Assemblea nazionale. L’affluenza, seppur in aumento rispetto alle consultazioni del 2021, non ha raggiunto i picchi storici di un decennio fa, ma è bastata a garantire la legittimità del voto.
Lo spoglio, iniziato subito dopo la chiusura dei seggi alle 20:00 ora locale (le 18:00 CET), ha confermato la débâcle delle forze di opposizione vicine al Cremlino. Molto distanziati, infatti, risultano i due principali partiti che invocavano il mantenimento delle buone relazioni con Mosca: a sorpresa, seconda forza politica diventa "Armenia Forte", il partito del miliardario di origine armena Samvel Karapetyan, che si ferma al 23,29%, mentre l’"Alleanza Armena" dell’ex presidente Robert Kocharyan crolla al 9,94%.
La reazione di Pashinyan: "Fine del sistema oligarchico"
Nel corso di una conferenza stampa convocata a ridosso dei primi exit poll, Pashinyan ha rivendicato il successo con toni da vittoria chiara, parlando di una sconfitta inflitta al "sistema oligarchico" che aveva caratterizzato la politica del paese prima della sua ascesa al potere nel 2018. Il primo ministro ha sottolineato come i cittadini abbiano scelto "lo stato, l'indipendenza e la pace", un mandato – ha affermato – che lo obbliga a proseguire sulla strada del rafforzamento delle istituzioni nazionali.
La sua dichiarazione, priva di toni trionfalistici ma ferma nella sostanza, mira a rassicurare gli elettori moderati circa la stabilità futura, evitando di menzionare scenari di riconciliazione immediata con le fazioni avversarie.
L'ombra delle tensioni geopolitiche e i retroscena giudiziari
Il voto si è svolto in un clima di forte tensione, sullo sfondo delle pressioni esercitate dal Cremlino nelle settimane antecedenti la consultazione. La vigilia è stata segnata da denunce di interferenze e da un’inchiesta giudiziaria che ha portato alla detenzione di alcuni sostenitori dell’opposizione, accusati di tentata compravendita di voti. Proprio Samvel Karapetyan, il magnate che ha sfidato Pashinyan, ha votato uscendo dal regime degli arresti domiciliari, denunciando quella che a suo dire è una campagna di pressioni amministrative per falsare l’esito del voto.
La partita, insomma, non si è giocata solo sui numeri, ma anche sulla legittimità del processo democratico, con l’establishment europeo (la commissione Ue per prima) che ha subito riconosciuto e plaudito al successo del governo uscente.




