Il governo dimezza lo sconto sulle accise, la rete dei distributori arranca e i prezzi restano alti

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Redazione Interno Redazione Interno   -   L’effetto del provvedimento, varato mercoledì dal Consiglio dei ministri per arginare l’escalation dei costi alla pompa, si sta rivelando meno immediato di quanto auspicato. Al secondo giorno di applicazione, il taglio delle accise – pensato per ridurre di circa 25 centesimi al litro il prezzo di benzina e diesel – ha trovato una rete di distributori impreparata o, in alcuni casi, riluttante. Il primo monitoraggio del governo restituisce un quadro a macchia di leopardo: da una parte, i gestori che hanno già recepito il decreto, assaltati da automobilisti in cerca di ristoro; dall’altra, una fascia non trascurabile di impianti – oltre un centinaio nella sola provincia romana, secondo le prime rilevazioni – dove i prezzi sono rimasti invariati, rendendo di fatto nullo lo sconto per chi ha fatto rifornimento in quelle aree.

La fotografia del ministero e la “magra consolazione” sarda

I dati diffusi dal ministero delle Imprese e del Made in Italy, aggiornati alle 8,30 del 21 marzo, raccontano di una geografia dei prezzi ancora fortemente influenzata dalle tensioni internazionali. La Sardegna, per esempio, registra il diesel self più basso d’Italia, con una media di 1,946 euro al litro: un primato che, per chi lo osserva, assume i contorni di una magra consolazione, trattandosi di una cifra ben superiore a quella (inferiore a 1,70 euro) in vigore prima dell’attacco congiunto di Israele e Stati Uniti all’Iran. Quel dato, sebbene il più favorevole sul territorio nazionale, certifica comunque il permanere di una fase di prezzi strutturalmente elevati, che il provvedimento temporaneo – destinato a esaurirsi nell’arco di una ventina di giorni – tenta soltanto di attutire.

Guardia di Finanza sul campo e l’attesa per gli adeguamenti

Proprio per ovviare a questi ritardi, le verifiche della Guardia di Finanza sono partite contestualmente all’entrata in vigore del decreto. Gli accertamenti, concentrati sulle stazioni di servizio che non avevano ancora aggiornato i cartelli, si inseriscono in un quadro di pressione sia economica sia politica: l’obiettivo dichiarato è assicurare che il beneficio, finanziato attraverso il taglio delle accise, venga effettivamente trasferito ai consumatori finali. I controlli proseguono a ritmo serrato, mentre nei distributori più economici – quelli che per primi hanno applicato la riduzione – si sono formate code e assembramenti, segno tangibile della tensione accumulata dalle famiglie di fronte ai rincari scatenati dal conflitto nel Golfo Persico.

Una guida a vista per un provvedimento dalle scadenze incerte

Sulla durata di questa tregua, il governo mantiene un approccio prudenziale. Il ministro dell’Ambiente e della Sicurezza energetica, Gilberto Pichetto Fratin, intervenendo al convegno per i settant’anni del Cesi – storica realtà che ha affiancato operatori e istituzioni nello sviluppo delle reti elettriche – ha chiarito che non esiste una data certa per la fine dello sconto, se non quella indicativa di una ventina di giorni. «Vediamo man mano», ha spiegato il titolare del dicastero, sottolineando come l’evoluzione del quadro geopolitico, imprevedibile nella sua intensità, renda impossibile qualsiasi pianificazione a medio termine. L’atteggiamento, insomma, è quello della guida a vista: si procede per step, in attesa di capire se le tensioni internazionali si allenteranno o, al contrario, richiederanno interventi supplementari per tamponare ulteriori picchi.

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