Capodanno in Sardegna tra grandi eventi e ordinanze restrittive, i residenti di Cagliari protestano
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Redazione Cultura e Spettacolo
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Mentre la Sardegna si appresta a vivere una notte di San Silvestro da capitale italiana del Capodanno, con diciotto spettacoli finanziati dalla Regione e oltre duecentomila presenze stimate, a Cagliari l’atmosfera è in parte offuscata dalle proteste di alcuni residenti del centro storico. L’amministrazione guidata dal sindaco Massimo Zedda, infatti, ha emanato un’ordinanza che, dalle ore 18 di oggi fino alle 6 del primo gennaio, vieta rigorosamente l’introduzione e la detenzione di contenitori di vetro o metallo in un’ampia area del cuore della città, comprendente via Roma, viale Trieste e tutte le strade limitrofe. Il provvedimento, che si estende anche alla vendita per asporto di bevande in tali contenitori da parte di qualsiasi esercizio commerciale, mira a prevenire incidenti e garantire la sicurezza pubblica durante i festeggiamenti, sebbene non sia stato accolto da tutti con favore.
Le voci dai quartieri e un disagio concreto
Proprio mentre da nord a sud dell’isola fervono i preparativi per i concerti – da quello di Olbia con Marco Mengoni e Lazza a quelli di Sassari e degli altri comuni coinvolti –, a Cagliari una parte degli abitanti delle zone interdette esprime frustrazione per quelle che percepisce come limitazioni eccessive. “Ancora una volta siamo limitati”, hanno dichiarato alcuni, sottolineando come le complesse disposizioni, che includono anche la rimozione forzata dei veicoli da alcune aree, abbiano creato non pochi disagi. Una cittadina ha raccontato di essersi trovata ieri in difficoltà, riportando alla redazione di un giornale locale di non aver ben compreso le regole e di essersi sentita quasi esclusa dal proprio quartiere: “Mi sembra un attimo esagerato dover controllare le delibere ufficiali per sapere se posso tornare a casa”, ha spiegato, evidenziando una comunicazione che forse non è riuscita a raggiungere efficacemente tutti.
La macchina dei grandi eventi e il contrasto con la vita quotidiana
Il bando regionale “Grandi eventi”, con un investimento pubblico che supera i tre milioni di euro, ha innescato una macchina organizzativa imponente, trasformando piazze e moli in palcoscenici per artisti di primo piano. Questo fermento, che pure genera indotto e attrattiva turistica, stridea però con le esigenze di chi, in quelle stesse zone, vive la quotidianità e si misura con divieti e chiusure straordinarie. L’ordinanza cagliaritana, per quanto giustificata da ragioni di sicurezza – in un periodo in cui, purtroppo, le cronache nere ricordano come simili occasioni possano talvolta degenerare –, impone una serie di regole stringenti che modificano temporaneamente gli spazi e le consuetudini di vita, un equilibrio non sempre facile da gestire per le amministrazioni locali chiamate a coniugare festa, decoro e tranquillità.
Tra sicurezza e libertà, un dibattito sempre aperto
La vicenda di Cagliari, del resto, non è isolata e ripropone un annoso dibattito tra le necessità di ordine pubblico e le legittime aspettative di libertà dei cittadini. Mentre i tecnici terminano di allestire i palchi e le forze dell’ordine si dispongono per il servizio, il caso specifico delle bottiglie di vetro diventa il simbolo di una tensione più ampia. Da un lato, infatti, si erge la preoccupazione per possibili incidenti o episodi di violenza, che le inchieste giudiziarie legate a precedenti eventi affollati hanno talvolta portato alla luce; dall’altro, persistono le perplessità di chi vive queste misure come un’imposizione eccessivamente vincolante, che rischia di alterare lo spirito stesso della festa in una città che dovrebbe aprirsi alla celebrazione.




