Ferretti, il cda boccia l’Opa di Kkcg: «Non è equa, non aderite». Intanto gli americani di Biglari salgono al 3,4%
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Redazione Economia
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Una doppia scossa scuote l’azionariato di Ferretti Group, il colosso della nautica di lusso quotato a Milano e a Hong Kong che controlla marchi del calibro di Riva, Pershing e Wally. Da un lato, il consiglio di amministrazione ha ufficialmente bocciato l’offerta pubblica di acquisto parziale lanciata dal gruppo ceco Kkcg Maritime, la holding facente capo all’imprenditore Karel Komárek, invitando senza mezzi termini gli azionisti indipendenti a non aderire. Dall’altro, a complicare ulteriormente il quadro, si è registrato l’ingresso a sorpresa di un nuovo investitore istituzionale: la statunitense Biglari Holdings, guidata dal fondatore Sardar Biglari, ha comunicato di aver rilevato, tramite entità affiliate, una partecipazione del 3,4% del capitale sociale, una mossa che arriva a poche giornate dall’avvio dell’operazione promossa da Komárek.
La delibera del cda, arrivata nella tarda serata di ieri al termine di una riunione che ha visto l’astensione di Piero Ferrari e dell’amministratore delegato Alberto Galassi, oltre all’assenza giustificata di Stefano Domenicali, si basa su una valutazione approfondita che ha coinvolto anche il comitato di consiglieri indipendenti e il consulente finanziario indipendente Altus Capital Limited. Il parere, contenuto nel Response Document inviato agli azionisti, è netto: il corrispettivo offerto, pari a 3,50 euro per azione, è stato giudicato non congruo da un punto di vista finanziario, e l’operazione nel suo complesso è stata definita non equa e non ragionevole per gli azionisti indipendenti. Una posizione, questa, che era già stata anticipata dal socio di controllo, la cinese Weichai, che detiene circa il 39,4% del gruppo e che aveva già manifestato la propria contrarietà all’iniziativa di Komárek.
Il fronte dell’Opa e la raccomandazione agli azionisti
L’offerta in questione, che prenderà ufficialmente il via il 16 marzo per concludersi il 13 aprile, è un’Opa parziale volontaria con cui Kkcg Maritime punta a incrementare la propria partecipazione dall’attuale 14,5% fino a un massimo del 29,9% del capitale, senza quindi superare la soglia che obbligherebbe al lancio di un’offerta totalitaria. L’obiettivo dichiarato dal magnate ceco, che attraverso la sua Kkcg controlla tra l’altro la società delle lotterie Allwyn, non è il delisting ma un rafforzamento della propria influenza in vista del rinnovo del consiglio di amministrazione, previsto per l’assemblea del 14 maggio, dove Komárek intende presentare propri candidati per quella che ritiene una «struttura di governance più efficiente». La reazione del board, tuttavia, suggerisce che la strada per un dialogo con l’attuale governance è tutt’altro che spianata.
L’ingresso di Biglari Holdings aggiunge un ulteriore tassello a questo scacchiere già complesso. La holding texana, spesso paragonata a Berkshire Hathaway per la sua strategia di investimento diversificata che spazia dalla ristorazione (con la catena Steak ‘n Shake) alle assicurazioni, passando per il settore petrolifero e persino l’editoria con la rivista Maxim, ha motivato l’investimento con una nota stringata ma significativa, definendo Ferretti Group «una piattaforma unica nel settore della nautica di lusso» ed esprimendo orgoglio per l’ingresso nel capitale. Una mossa, quella di Sardar Biglari, imprenditore statunitense di origine iraniana, che arriva dopo l’analogo ingresso a inizio anno del kuwaitiano Bader Nasser Al-Kharafi con un'altra partecipazione del 3%, e che potrebbe rivelarsi decisiva per gli equilibri futuri.
L’evoluzione dell’azionariato in vista dell’assemblea
Al netto delle valutazioni tecniche sulla congruità del prezzo, che viaggia peraltro stabilmente al di sopra dei 3,50 euro offerti da Komárek attestandosi intorno a 3,78 euro, la raccomandazione del cda rischia di isolare ulteriormente la Kkcg Maritime in un’azionariato dove gli altri grandi nomi sembrano aver già preso posizione. Oltre al già citato blocco di Weichai, che ha continuato a rafforzare silenziosamente la propria quota con acquisti sul mercato, risultano rilevanti le partecipazioni di Danilo Iervolino (5,2%), Piero Ferrari (4,6%) e, con quote minori, della famiglia Bombassei e di Julius Kiss. Il nuovo socio americano, così come il kuwaitiano Al-Kharafi, si troverà ora di fronte a una scelta: appoggiare la linea del management o valutare l’offerta del gruppo ceco. La partita, però, non si gioca solo sui numeri, ma anche sulle strategie industriali. Komárek, del resto, non ha mai nascosto una certa insofferenza per quello che considera l’immobilismo del gruppo, che pure dispone di una liquidità superiore ai 100 milioni di euro mai utilizzata per acquisizioni in un momento di crisi generalizzata di molti cantieri europei, una critica che trova spazio nelle motivazioni alla base della sua spinta per un ricambio ai piani alti della governance.




