Ferretti, il cda boccia l’opa di Komarek: “Prezzo non congruo, non aderite”
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Redazione Economia
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Parte lunedì 16 marzo e si chiuderà il 13 aprile il periodo di adesione all’offerta pubblica di acquisto parziale lanciata dal miliardario ceco Karel Komarek sul 15,4% del capitale di Ferretti, il colosso forlivese della nautica di lusso quotato su Euronext Milan e alla Borsa di Hong Kong, ma il consiglio di amministrazione, riunitosi nei giorni scorsi per esaminare i termini dell’operazione, ha già espresso il proprio parere negativo, invitando senza mezzi termini gli azionisti a non vendere le proprie azioni al prezzo di 3,50 euro offerto dalla controllata Kkcg Maritime, che punta a salire dall’attuale 14,5% fino al 29,9% del capitale.
Il board, con l’astensione di Piero Ferrari e dell’amministratore delegato Alberto Galassi e in assenza giustificata di Stefano Domenicali, ha recepito integralmente la valutazione dell’independent board committee e dell’advisor finanziario indipendente Altus Capital Limited, secondo i quali il corrispettivo proposto – peraltro inferiore ai recenti livelli di Borsa, visto che il Titolo viaggia stabilmente sopra i 3,69 euro – non rispecchia il reale valore industriale e prospettico del gruppo, e l’offerta, complessivamente, è da ritenersi “non equa e non ragionevole” per gli azionisti che non sono legati all’offerente, una formulazione tecnica che lascia poco spazio a interpretazioni diverse da quella di una bocciatura netta e circostanziata.
I numeri che non convincono e il risiko della governance
Alla base della raccomandazione a disertare l’opa, formalizzata in un documento di oltre cento pagine dove l’invito a non aderire spicca addirittura in carattere rosso, ci sono motivazioni che affondano nella finanza aziendale più classica ma anche nella concreta analisi dei rischi di governance: Altus Capital, nel suo parere, sottolinea come l’operazione abbia una natura parziale che rappresenta di per sé un limite strutturale, perché chi accettasse l’offerta non potrebbe uscire completamente dall’investimento, ritrovandosi con una parte residuale di azioni in un contesto che potrebbe vedere ridursi la liquidità del titolo e aumentarne la volatilità, senza contare che il corrispettivo implicherebbe un multiplo EV/EBITDA di 5,3 volte, inferiore a quello di comparabili nel settore della nautica e del lusso.
C’è poi, e forse è l’aspetto più delicato in prospettiva, il tema dell’equilibrio assembleare e della futura composizione del consiglio di amministrazione, che verrà rinnovato con l’assemblea sul bilancio convocata per il 14 maggio, appena un mese dopo la chiusura dell’opa, e in questo scenario la mossa di Komarek, che cerca da tempo un posto nel cda, rischia di creare una situazione di stallo: se l’operazione andasse in porto, i cinesi di Weichai, che attraverso Fih controllano circa il 39,4% del capitale e dal 2012 guidano il rilancio industriale del gruppo, si troverebbero di fronte un azionista forte con quasi il 30%, una configurazione che alcuni osservatori paragonano a una “guerra fredda” in assemblea, dove nessuno dei due poli avrebbe la maggioranza assoluta per imporre le proprie scelte strategiche, e la minoranza, di conseguenza, potrebbe assumere un peso determinante nell’indirizzare le decisioni, se non addirittura nel paralizzarle.
Le astensioni eccellenti e i nuovi ingressi nel capitale
La posizione assunta dal cda, pur nella sua compattezza formale, ha visto alcune defezioni significative che meritano di essere lette con attenzione: Piero Ferrari, che detiene una partecipazione personale di rilievo e ha già fatto sapere che non aderirà all’offerta con le proprie azioni, si è astenuto dalla delibera in ossequio alle normative italiane che tutelano il conflitto di interessi, e analogamente ha fatto l’ad Alberto Galassi, che ha motivato la scelta con la volontà di preservare la propria neutralità nell’interesse di tutti gli azionisti, mentre per Stefano Domenicali, assente giustificato, è stata dichiarata l’astensione di fatto con l’argomento che la valutazione andrebbe estesa oltre il mero prezzo corrente.
Mentre la partita si gioca sui documenti ufficiali e sulle raccomandazioni del board, il capitale sociale del gruppo con sede a Forlì, in via Ansaldo a Villa Selva, si è fatto nel frattempo più affollato, segno che la vicenda è seguita con attenzione dagli investitori istituzionali e non solo: nelle ultime settimane è emerso l’ingresso del fondo statunitense Biglari Holding, che fa capo al magnate Sardar Biglari, con una quota del 3,4%, andando ad affiancarsi ad altri azionisti rilevanti come Danilo Iervolino al 5,2%, il kuwaitiano Bader Nasser Al-Kharafi al 3%, e poi ancora la famiglia Bombassei e Julius Kiss, ciascuno con il 2%, un panorama composito che rende ancora più complesso qualsiasi tentativo di aggregazione del consenso attorno a una lista o all’altra.
L’ombra dei precedenti di Komarek e la solidità industriale di Ferretti
Nelle pieghe dei documenti predisposti dall’advisor indipendente, inoltre, si trovano riferimenti che vanno oltre i numeri puri e semplici della valutazione, e che gettano una luce più politica sulla vicenda: Altus Capital non ha mancato di ricordare come, in altre operazioni condotte da Komarek in passato – il riferimento è alla greca Opap, la società di giochi e scommesse – l’approccio del miliardario ceco nei confronti degli azionisti di minoranza aveva sollevato più di una perplessità, con offerte lanciate al minimo consentito dalla legge e successive strategie per aumentare il peso in assemblea senza corrispondere premi adeguati, un modus operandi che, sebbene formalmente corretto, ha lasciato il segno nella memoria del mercato e che ora viene richiamato quasi fosse un monito implicito.
Ferretti, dal canto suo, arriva a questo appuntamento forte di una solidità finanziaria che rende la resistenza al prezzo offerto tutt’altro che una posizione di retroguardia: i conti approvati per l’esercizio 2025 parlano di ricavi netti da nuovi yacht per 1,231 miliardi di euro, in crescita del 5%, un utile netto di 90,1 milioni e un portafoglio ordini che supera 1,7 miliardi, numeri che certificano la bontà del lavoro fatto dopo l’acquisizione da parte di Weichai e che legittimano la pretesa di veder riconosciuto un premio maggiore per il controllo, o anche solo per un’influenza significativa, su un’azienda che non solo ha una posizione di leadership nel mercato del lusso, ma ha appena avviato progetti di espansione produttiva come il nuovo cantiere di Ravenna, capaci di aumentare la capacità del 30% e di garantire marginalità future ancora più interessanti.




