Supermercati con scaffali vuoti, il blocco dei tir aggrava la crisi

Supermercati con scaffali vuoti, il blocco dei tir aggrava la crisi
Articolo Precedente

precedente
Articolo Successivo

successivo
INTERNO Preferisci Informazione.News su Google

Redazione Interno Redazione Interno   -   La protesta degli autotrasportatori contro il caro carburante sta provocando scaffali vuoti nei supermercati del Sud Italia, con disagi segnalati soprattutto in Campania e difficoltà che interessano anche altre regioni. Il blocco delle consegne sta mettendo sotto pressione la distribuzione alimentare, rendendo più difficile trovare diversi prodotti di uso quotidiano. Nei punti vendita coinvolti, la carenza riguarda soprattutto gli alimenti freschi e alcune merci di largo consumo, mentre la situazione non è uniforme e ci sono negozi che continuano a essere regolarmente riforniti.

Quali prodotti cominciano a mancare nei supermercati

Nei punti vendita del Casertano la situazione è descritta come particolarmente difficile, con corsie semivuote e clienti che non riescono a trovare gli alimenti abitualmente acquistati. A Napoli, nel rione di Cavalleggeri Aosta, una cliente di nome Claudia ha cercato senza successo pasta, farina, latte, zucchero e prodotti freschi in un supermercato della catena Sole365. Le difficoltà non riguardano soltanto la Campania: anche in Sicilia, Calabria e Puglia sono state segnalate carenze, in particolare nei reparti di frutta e verdura, tra formaggi, carne e altri alimenti deperibili.

Le conseguenze sono visibili anche nella provincia di Latina, dove in diversi discount alcuni prodotti di marche specifiche hanno iniziato a scarseggiare. In questa fase, la disponibilità dipende dalle consegne effettivamente ricevute dai singoli negozi e dalla possibilità di ripristinare le scorte. La distribuzione risulta quindi colpita in modo disomogeneo: in alcuni esercizi le corsie sono fornite, mentre in altri si notano vuoti evidenti. La difficoltà di reperire un prodotto non significa necessariamente che sia esaurito in tutta la zona, ma mostra quanto il rallentamento dei trasporti possa incidere sulla spesa quotidiana.

Perché il caro carburante pesa sulla catena alimentare

Al centro della protesta c'è l'aumento del costo del gasolio, che rende più onerosa l'attività delle imprese di autotrasporto. Il diesel ha registrato un rincaro di circa un terzo rispetto ai livelli precedenti alla guerra in Iran, aggravando le spese sostenute per movimentare le merci. Quando i camion si fermano o le operazioni di carico e scarico vengono interrotte, i prodotti non raggiungono con regolarità i centri di distribuzione e i negozi. Il problema è particolarmente delicato per frutta, verdura, carne e latticini, alimenti che richiedono tempi di trasporto compatibili con la loro conservazione e non possono restare a lungo in attesa di essere consegnati.

Il disagio si estende anche oltre gli scaffali dei supermercati. Nel Mezzogiorno sono state segnalate difficoltà nelle forniture di carburante in alcuni aeroporti e presso distributori di benzina, segno di ripercussioni che coinvolgono diversi settori della distribuzione. La protesta, dunque, non incide soltanto sulla disponibilità dei beni alimentari, ma può ostacolare anche altre attività che dipendono dalla movimentazione delle merci e dai rifornimenti energetici. A risentirne sono sia i consumatori, alle prese con prodotti mancanti, sia le aziende che devono gestire ritardi e interruzioni nelle consegne.

Le richieste degli autotrasportatori e la risposta del governo

Le difficoltà economiche della categoria sono al centro delle rivendicazioni dei conducenti, che denunciano il peso crescente dei costi di esercizio e le condizioni in cui sono costretti a lavorare. Emiliano Villecco, autotrasportatore impegnato nella protesta, ha contestato l'attenzione riservata al benessere degli animali rispetto a quello dei lavoratori, lamentando anche l'assenza di luoghi adeguati in cui dormire durante le soste. La sua testimonianza porta l'attenzione sulle condizioni quotidiane di chi trascorre molte ore sulla strada e deve sostenere spese sempre più elevate per continuare a operare.

Il ministro dei Trasporti Matteo Salvini ha incontrato le associazioni di categoria e ha prospettato crediti d'imposta per compensare parte degli aumenti del gasolio, oltre a risorse destinate alla modernizzazione dei costi e delle tariffe del settore. Tra gli impegni annunciati figurano l'avvio dei pagamenti degli aiuti e la preparazione di interventi legislativi per affrontare le spese operative.

Puoi riutilizzare questo articolo o riprenderne i contenuti, anche parzialmente, citando la fonte con link attivo a informazione.news, il portale online di notizie e approfondimenti.