Spiragli di pace per l’Ucraina, ma Mosca boccia le proposte Ue

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   La guerra in Ucraina non conosce tregua, mentre le diplomazie si muovono su un crinale tanto delicato quanto instabile. Nella notte, un nuovo assalto russo ha colpito Kyiv, facendo udire potenti esplosioni e costringendo l’Aeronautica a dichiarare un allarme aereo generalizzato per l’intero paese. Il ministero dell’Energia ucraino, da parte sua, ha segnalato un massiccio attacco alle infrastrutture energetiche, un bersaglio strategico che mira a logorare la resistenza del paese. A questa offensiva, gli ucraini hanno risposto lanciando droni nella regione di Rostov, un’azione della quale si registrano tre vittime e otto feriti, a dimostrazione di un conflitto che, ormai, si consuma su fronti molteplici e con mezzi asimmetrici.

Il realismo critico degli analisti

In questo contesto di persistente violenza, il piano per la cessazione del conflitto redatto da Stati Uniti e Russia viene osservato con un realismo che sfiora lo scetticismo. Victoria Vdovychenko, co-responsabile di un programma di studi sull’Ucraina all’Università di Cambridge, ritiene indispensabile il coinvolgimento dell’Unione Europea affinché un’eventuale intesa possa avere una durata. Il documento, che ripropone un metodo già adottato da Mosca in passato, tradisce secondo l’esperta la protervia di Putin; le trattative in corso saranno dunque fondamentali per evitare che il piano si trasformi nella resa di Kyiv, un esito che nessuno, in Europa, sembra disposto ad accettare.

La tattica dilatoria di Mosca

A rafforzare questa lettura cauta è il parere di Pier Francesco Zazo, già ambasciatore a Kiev, il quale conosce a fondo le dinamiche del popolo ucraino. Zazo descrive senza mezzi termini la solita tattica dilatoria di Putin, il quale starebbe semplicemente prendendo tempo in attesa di poter addossare agli europei la responsabilità di un eventuale fallimento delle trattative. Il progetto, definito “dilettantesco”, viene dunque guardato con sospetto poiché rischierebbe di condurre a una pace ingiusta, fondata più sulle esigenze di Mosca che su un reale equilibrio delle forze in campo.

L’Europa ritorna nel gioco diplomatico

Tenuta inizialmente fuori dalla porta da Donald Trump, il quale preferisce tradizionalmente sciogliere i nodi più complessi attraverso colloqui riservati con il solo aggressore russo, l’Europa sembra essere rientrata dalla finestra. Dopo aver fatto presente alla Casa Bianca, come già accaduto in passato, che Ucraina ed Europa devono partecipare in prima persona a discussioni che le riguardano direttamente, si è finalmente giunti a parlare del tema concreto: quel “piano di pace” che Trump cerca di imporre con le cattive a Volodymyr Zelensky. Una mossa, questa, che potrebbe lasciare l’Europa con il cerino in mano, costretta a gestire le conseguenze di un accordo negoziato altrove, ma del quale dovrà farsi carico, in un modo o nell’altro.

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