La perizia psichiatrica sui Trevallion è carta straccia? Cantelmi demolisce la consulenza tecnica: «Errori macroscopici, quei test non valgono niente»

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Mentre i tre bambini della cosiddetta “famiglia nel bosco” restano blindati nella struttura protetta di Vasto (dove, come noto, si trovano dal 20 novembre 2025 e dove dal 6 marzo scorso la madre non può più vivere con loro a seguito di un’ordinanza del Tribunale per i minorenni dell’Aquila), il fronte giudiziario si infiamma intorno alla validità delle consulenze tecniche depositate. A finire sotto la lente d’ingrandimento – e sotto i colpi di una critica ferocissima – è la perizia psichiatrica e personologica firmata dalla psichiatra Simona Ceccoli, un documento di 196 pagine che aveva sostanzialmente certificato l’inadeguatezza genitoriale della coppia anglo-australiana, suggerendo di non procedere con l’immediato ricongiungimento familiare. A smontarla pezzo per pezzo, con la forza di chi parla da super-partes tecnico, è il professor Tonino Cantelmi, psichiatra, psicoterapeuta e consulente di parte che assiste Nathan Trevallion e Catherine Birmingham in questa lunga odissea giudiziaria.

Una «bocciatura solenne» che parte dai metodi e arriva alla bibliografia

Secondo Cantelmi, che ha analizzato il documento insieme alla psicologa Martina Aiello, l’elaborato della Ceccoli sarebbe talmente fragile da risultare praticamente «irricevibile». L’attacco del consulente non si limita a una semplice divergenza interpretativa; si concentra invece sui vizi di forma e di sostanza che minano alla radice la scientificità dell’esame. «Errori metodologici macroscopici che contestiamo nel merito», ha dichiarato lo specialista, anticipando la strategia della difesa che nei prossimi giorni integrerà le proprie osservazioni scritte per chiedere di fatto il rigetto della perizia.

La critica più violenta, sorprendentemente, arriva dall’uso – o dall’abuso – di strumenti diagnostici ritenuti obsoleti. Cantelmi rivela di aver sottoposto il lavoro della collega a un banco di prova particolare: l’intelligenza artificiale. «Se la situazione non fosse tragica, potremmo dire che ci siamo divertiti, ma abbiamo caricato l’elaborato su una sorgente di AI connessa a una banca dati per verificarne la solidità», ha raccontato ai cronisti. Ebbene, i numeri restituiti dalla macchina sono impietosi. Mentre i test standardizzati (come l’MMPI-2) hanno ottenuto una percentuale di attendibilità scientifica tra il 60 e l’80% (mostrando quindi «coniugi sani di mente, esenti da disturbi»), la credibilità precipita al 25% quando si analizzano i famigerati «test grafico-proiettivi». «Sono inattendibili – tuona lo psichiatra – ed è proprio su questi test, e non su prove specifiche della capacità genitoriale, che si basano le sgangherate conclusioni dell’elaborato». La percentuale di solidità complessiva della consulenza, secondo l’analisi computerizzata, si attesterebbe dunque intorno a un misero 30%, definita dal professore una «bocciatura solenne» a cui si aggiunge lo sberleffo di una bibliografia «ferma al secolo scorso, forse alla laurea della Ctu».

Il grido nella notte e lo scontro sulla competenza genitoriale

Questa battaglia sui tecnicismi giudiziari si intreccia in modo straziante con la realtà di chi quei bambini li ascolta piangere ogni notte. A dare ulteriore peso alle parole di Cantelmi è la recente diffusione di un audio – pubblicato da Il Centro e registrato dalla stessa Catherine Birmingham – che ritrae il dramma psicologico dei piccoli rinchiusi nella struttura di Vasto. Nel cuore della notte, si sente uno dei gemellini di sei anni piangere disperato, invocare la madre e, alla domanda della donna che cerca di consolarlo, rispondere con una frase agghiacciante: «Ho paura di non tornare a casa».

Per Cantelmi, quella registrazione è la prova lampante che la narrazione fornita dai servizi sociali (quella di una madre aggressiva o non collaborativa) è falsata. «Catherine ha documentato passo dopo passo tutta la sua tragica vicenda – ha ribadito – Delegittimare il suo racconto, trasformarlo in ostilità, denigrarla è una crudeltà». Lo psichiatra ricorda come la stessa perizia della Ceccoli, nonostante le conclusioni punitive, riconosca che la donna è «esente da patologie psichiatriche evidenti» e che la sua rigidità caratteriale – pure rilevata – non costituisce di per sé un pregiudizio automatico per la funzione genitoriale. Sullo sfondo, resta la decisione della Corte d’Appello dell’Aquila che, poche ore prima della diffusione delle contestazioni di Cantelmi, ha dichiarato improcedibile il reclamo dei legali Femminella e Solinas mantenendo così in vigore la separazione imposta dal tribunale di primo grado. I tre bambini restano quindi dov’erano, in attesa che il sistema giudicante faccia chiarezza su questa «carenza di metodo» denunciata dalla difesa.

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