Morbo K, in tv la malattia inventata per salvare vite nel ghetto di Roma

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Redazione Cultura e Spettacolo Redazione Cultura e Spettacolo   -   Quando le truppe tedesche occuparono Roma, nella capitale si consumò una pagina di resistenza civile poco nota, oggi al centro della miniserie "Morbo K", trasmessa in due serate consecutive su Rai 1. La narrazione, che si apre simbolicamente nella Giornata della Memoria, ripercorre l'ingegnoso stratagemma architettato in un nosocomio cittadino per sottrarre persone alla deportazione, un atto di coraggio che si ispirava, come ricorda la citazione che accompagna il racconto, al principio per cui "chi salva una vita salva il mondo intero". L'operazione, definita "Reparto K", consistette nel diagnosticare una patologia inesistente, il cosiddetto Morbo K, contagiosa e mortale, per giustificare il ricovero di quanti, altrimenti, sarebbero finiti nei campi di sterminio.

Una storia di inganno e di coraggio civile

La finzione, sostenuta con fredda determinazione dai medici e dal personale sanitario di fronte alle ispezioni tedesche, rappresentò una forma di resistenza passiva ma di straordinaria efficacia. L'azione si intrecciò drammaticamente con le ore concitate che seguirono il rastrellamento del ghetto, quando la minaccia divenne tangibile e il rischio di essere scoperti, con esiti fatali per tutti, raggiunse il suo apice. La serie, articolandosi in quattro episodi, esplora proprio questa tensione crescente, mostrando come una menzogna solidale e sapientemente costruita possa opporsi alla barbarie, trasformando un luogo di cura in un baluardo di umanità.

La tensione narrativa negli episodi finali

Se la prima parte ha illustrato la genesi dell'idea, la seconda serata promette di addentrarsi nel cuore più tragico della vicenda, dove le sorti dei protagonisti si legano indissolubilmente alla grande Storia. Gli episodi conclusivi, in onda nella serata del 28 gennaio, mostreranno le conseguenze del ricatto messo in atto dal comandante delle SS, che impose alla comunità ebraica di consegnare una forte somma in oro per scampare, vanamente, alla deportazione. In questo contesto, il "Morbo K" divenne uno dei pochi, disperati ripari possibili.

L'ultimo ricordo di Antonello Fassari

La trasmissione assume un particolare valore anche per il ricordo dell'attore Antonello Fassari, scomparso nell'aprile del 2025, al quale è dedicata. La miniserie costituisce infatti l'ultimo lavoro a cui l'interprete romano, noto al pubblico per numerose fiction di successo, ha preso parte, concludendo con questo impegno una lunga carriera televisiva. La sua partecipazione, peraltro, contribuisce a legare ulteriormente il racconto alla città di Roma, teatro degli eventi storici narrati e luogo natale dell'attore, aggiungendo un ulteriore strato di significato alla proposta televisiva, diretta da Francesco Patierno.

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