L'intelligenza artificiale causa un milione di licenziamenti in America, in Italia cinque milioni i posti a rischio
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Redazione Economia
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Quella che, fino a pochi mesi orsono, poteva essere considerata una minaccia astratta, un'ipotesi futuribile confinata nei dibattiti degli specialisti, ha ormai assunto i contorni di una realtà concreta e misurabile, che sta rimodellando il panorama occupazionale su scala globale. L'intelligenza artificiale, infatti, ha iniziato a presentare il suo conto, particolarmente salato negli Stati Uniti, dove le aziende, spinte dalla necessità di tagliare i costi in uno scenario economico che vede indebolirsi la spesa dei consumatori, hanno operato licenziamenti di massa. Un fenomeno, questo, che ha raggiunto picchi paragonabili soltanto a periodi di crisi profonda, come lo scoppio della bolla delle dot-com, la Grande Recessione o la fase più acuta della pandemia, e che ora getta una lunga ombra anche sul futuro del lavoro in Europa e in Italia.
Il record negativo dei licenziamenti negli Stati Uniti
I dati, crudi e inequivocabili, parlano di un milione di persone licenziate nei primi dieci mesi del 2025, una soglia superata soltanto in quattro degli ultimi trentadue anni. Il mese di ottobre, in particolare, ha segnato un record negativo, toccando il livello più alto degli ultimi due decenni per quel periodo: le aziende statunitensi hanno annunciato 153.074 tagli di posti di lavoro, una cifra che è quasi il triplo rispetto a quella registrata nello stesso mese del 2024. Quest'ondata di licenziamenti, che per entità e velocità ricorda da vicino quelle tipiche delle recessioni, si inserisce in un contesto nel quale le imprese stanno massicciamente adottando sistemi di intelligenza artificiale, mentre parallelamente entrano in vigore blocchi delle assunzioni.
Il possibile impatto in Europa e la situazione italiana
La domanda che ora si pongono economisti e osservatori è se un'onda d'urto di simile portata sia destinata a propagarsi anche nel Vecchio Continente, dove si stima che in Italia, da sola, possano essere circa cinque milioni i posti di lavoro potenzialmente esposti al rischio automazione. Tuttavia, le prime analisi suggeriscono una certa cautela nel prevedere uno scenario speculare a quello americano. Secondo il presidente di Adapt, Francesco Seghezzi, sebbene a livello politico sia necessario mantenere alta la soglia d'attenzione sulla questione, non è detto che "un'ondata di licenziamenti di questa velocità e di questa entità arrivi necessariamente a interessare anche l'Europa", lasciando intendere che i tempi e le modalità di impatto potrebbero essere differenti.
La differenza tra i due mercati del lavoro
Le ragioni di una possibile diversità di impatto risiedono nelle profonde differenze strutturali che caratterizzano i mercati del lavoro dei due lati dell'Atlantico, i quali, pur condividendo la stessa pressione tecnologica, rispondono a logiche regolative e contrattuali non sempre sovrapponibili. L'adozione dell'IA, che in America si sta rivelando un acceleratore di riduzioni del personale, in Europa potrebbe infatti scontrarsi con un quadro normativo più stringente e con una differente composizione del tessuto produttivo, fattori che, almeno in teoria, potrebbero attutire il colpe e diluire gli effetti nel tempo, sebbene la posta in gioco rimanga estremamente elevata.




