Attacchi russi su Kiev e Odessa, 14 morti e 57 feriti. Zelensky: "Putin cerca pretesti per la guerra"
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Redazione Esteri
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Almeno 14 persone sono state uccise e altre 57 ferite negli attacchi russi condotti nelle ultime 24 ore in diverse regioni dell'Ucraina. Lo riferisce il Kyiv Independent, citando le autorità locali, secondo cui la regione di Odessa è stata particolarmente colpita, con quella che il governatore Oleg Kiper ha definito un "massiccio attacco".
Nella notte un uomo è morto nel distretto Solomianskyi di Kiev dopo che un drone russo ha colpito un edificio non residenziale; i soccorritori hanno spento l'incendio divampato e il corpo della vittima è stato trovato durante le operazioni di spegnimento. In un'altra zona della capitale, un secondo drone ha provocato un incendio in un edificio a un piano adibito a stazione di servizio.
Il bilancio delle vittime e i danni nelle regioni colpite
Nella regione di Odessa, una persona è morta e altre due sono rimaste ferite; i raid hanno danneggiato un edificio residenziale, una struttura sanitaria, un hotel, un negozio e un deposito per lo stoccaggio del grano. Il presidente ucraino Volodymyr Zelensky ha riferito che nella notte tre persone sono state uccise nella regione meridionale di Zaporizhzhia, mentre a Kiev un uomo è morto a causa di un attacco con droni. Secondo il capo dello Stato, nel corso della settimana le forze russe hanno impiegato oltre 2.200 droni d'attacco, circa 1.650 bombe aeree e 38 missili di vario tipo, una parte significativa dei quali balistici. Il sindaco della capitale, Vitalii Klitschko, ha reso noto che una donna e due sedicenni sono rimasti feriti e ricoverati in ospedale.
L'accusa di Zelensky e la replica del Cremlino
Zelensky, nel suo discorso serale, ha dichiarato che i russi non hanno intenzione di porre fine alla guerra, almeno non al momento. "Putin trova sempre qualche pretesto per non incontrarci, per non istituire un formato trilaterale, per non dialogare, per non fermare le uccisioni. È da anni che si comporta così, e tutti i nostri partner se ne rendono conto. Sta cercando pretesti per continuare la guerra", ha affermato il presidente ucraino, aggiungendo che gli Stati Uniti condividono questa valutazione.
Sul fronte diplomatico, il portavoce del Cremlino Dmitrij Peskov ha dichiarato che le relazioni tra Russia e Stati Uniti restano "mite a dirsi, non nella forma migliore", precisando che Mosca continua a interagire con Washington ma che lo stato dei rapporti bilaterali non consente conclusioni di più ampio respiro.
La missione di Zuppi a Mosca
Mentre proseguono i combattimenti, il cardinale Matteo Zuppi, arcivescovo di Bologna e presidente della Conferenza episcopale italiana, è giunto a Mosca per la sua terza visita in Russia come inviato del Papa. L'ambasciatore russo presso la Santa Sede, Ivan Soltanovsky, ha dichiarato al quotidiano Avvenire che il porporato "è sempre il benvenuto a Mosca".
Le tre giornate di incontri e colloqui, in programma da lunedì a mercoledì, arrivano dopo la visita compiuta da Zuppi in Ucraina nel mese di luglio, durante la quale il cardinale aveva fatto ingresso in un campo di detenuti dell'esercito russo e aveva ricevuto la richiesta di fare altrettanto in Russia per verificare le condizioni di chi è stato catturato dai militari del Cremlino.
Lo scambio di prigionieri e il quadro diplomatico
Soltanovsky, nel colloquio con Avvenire, ha parlato dell'opera svolta da Zuppi per la liberazione e lo scambio di prigionieri: "Ogni volta che si riesce a raggiungere un'intesa, si tratta di un risultato di grande rilevanza, che naturalmente accogliamo con favore. Siamo molto grati al cardinale Zuppi per il suo contributo".
Il diplomatico ha poi precisato che, quanto allo scambio di prigionieri civili, "si tratta di un tema nuovo ed è ancora difficile dire quali sviluppi potrà avere", aggiungendo che sarà necessario un lavoro approfondito per stabilire con precisione chi rientri in questa categoria.
Secondo quanto riferito, a Mosca vengono esaminati attentamente tutti gli elenchi trasmessi dal cardinale: finora sono stati esaminati circa 310 casi e sono già avvenuti ricongiungimenti familiari sia in Russia sia in Ucraina, con i nunzi apostolici che partecipano ai contatti diretti tra rappresentanti russi e ucraini su singoli casi complessi in videoconferenza, fungendo da garanti delle intese raggiunte.
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