L'orologio dell'Apocalisse avanza ancora: 85 secondi separano l'umanità dalla mezzanotte
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Redazione Esteri
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Le lancette del Doomsday Clock, che dal 1947 scandiscono metaforicamente il tempo rimasto all'umanità prima di un'autoannichilazione, hanno compiuto un nuovo, preoccupante scatto in avanti. Il Bulletin of the Atomic Scientists, che ne cura la regolazione, ha fissato l’indicatore a soli 85 secondi dalla mezzanotte, un record negativo che supera di quattro secondi la già angosciante soglia dello scorso anno. Questo movimento, deciso da un comitato di scienziati e esperti tra cui figurano diversi premi Nobel, segna un punto di non ritorno nella percezione del rischio globale, il che – va sottolineato – non è frutto di un singolo evento catastrofico ma della convergenza sinergica e pericolosa di molteplici crisi, alcune delle quali strettamente legate al nostro presente tecnologico.
Le cause di un'avanzata inesorabile
Se l'ombra di un conflitto nucleare, alimentata da tensioni internazionali mai sopite, rimane una costante fondamentale nella regolazione dello strumento, quest'anno altri fattori hanno esercitato una pressione altrettanto significativa. La crisi climatica, verso la cui mitigazione gli impegni risultano largamente insufficienti rispetto agli obiettivi scientifici, contribuisce in maniera decisiva a spingere le lancette in avanti. A ciò si aggiunge, con un peso crescente e inedito, la proliferazione delle intelligenze artificiali e il loro potenziale destabilizzante, specialmente se integrate in sistemi d'arma autonomi o utilizzate per amplificare campagne di disinformazione su vasta scala. Quest'ultimo aspetto, in particolare, mina le basi stesse del processo decisionale collettivo, rendendo più ardua qualsiasi forma di cooperazione internazionale.
Un contesto di frammentazione geopolitica
Il quadro che emerge, del resto, è quello di un mondo sempre più diviso e incapace di trovare risposte comuni a minacce che, per loro natura, sono transnazionali. Il rallentamento nelle iniziative per il disarmo nucleare, unito a una recrudescenza di sentimenti nazionalisti, crea un terreno fertile per l'escalation. In questa atmosfera, le nuove tecnologie – dalle biotecnologie all'intelligenza artificiale – rischiano di essere sviluppate e impiegate senza adeguati quadri normativi condivisi, amplificando le possibilità di un uso accidentale o deliberatamente ostile. Non si tratta, quindi, di una semplice somma di pericoli, bensì di un loro intreccio che ne moltiplica esponenzialmente la portata, un groviglio che gli stessi scienziati del Bulletin faticano a districare.
La metafora di un tempo che scorre
L'Orologio dell'Apocalisse, è bene ricordarlo, non ha alcuna pretesa predittiva in senso stretto ma funge da potente monito, un promemoria visivo della vulnerabilità del nostro sistema globale. Il suo avvicinarsi alla mezzanotte rappresenta un giudizio chiaro sulla distanza che separa le attuali politiche mondiali da un percorso di sicurezza e stabilità. Ogni secondo guadagnato, come quelli perduti quest'anno, misura la differenza tra l'azione e l'inazione, tra la collaborazione e l'isolamento. Mentre l'amministrazione del presidente Donald Trump affronta nuovamente le complesse dinamiche della scena internazionale, la regolazione delle lancette sottolinea come le scelte dei prossimi mesi saranno cruciali per determinare se la tendenza potrà essere invertita o se, al contrario, il countdown proseguirà la sua corsa silenziosa e inesorabile.




