Milano Cortina, l’Italia continua a correre: arriva l’argento della staffetta femminile di short track e il medagliere si aggiorna

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Redazione Sport Redazione Sport   -   La macchina delle medaglie italiane non si ferma, e anzi, nell’undicesima giornata dei Giochi di Milano Cortina 2026, ha messo a segno un altro colpo che profuma di storia. La squadra azzurra, che occupa stabilemente la seconda piazza del medagliere alle spalle di una Norvegia ormai dominante, ha raggiunto quota ventisei podi complessivi, frutto di nove ori, cinque argenti e dodici bronzi. L’ultimo metallo prezioso, in ordine di tempo, porta la firma delle ragazze dello short track: Chiara Betti, Elisa Confortola, Arianna Sighel e la straordinaria Arianna Fontana, le quali hanno conquistato un argento nella staffetta 3000 metri che vale molto più di una semplice posizione sul podio -3. Per Fontana, infatti, questa medaglia rappresenta la quattordicesima della sua carriera olimpica, un traguardo che le permette di superare il leggendario schermidore Edoardo Mangiarotti e di issarsi, da sola, in vetta alla classifica degli atleti italiani più medagliati di sempre nella storia dei Giochi, un record che resisteva dall’edizione di Roma del 1960 -3-7.

La gara, disputatasi sul ghiaccio del Palazzo a ghiaccio di Milano, è stata combattuta e ricca di tensione, come spesso accade in questa disciplina. Le azzurre hanno condotto una prova di grande sostanza, rimanendo sempre in scia alle potentissime coreane, le quali però, nei giri conclusivi, hanno piazzato l’allungo decisivo per aggiudicarsi l’oro in 4 minuti, 4 secondi e 14 centesimi, lasciando alle italiane un argento comunque luminoso e al Canada la soddisfazione del bronzo -1-7. Una caduta delle olandesi, tra l'altro, ha finito per agevolare la corsa al podio delle azzurre, le quali non hanno dovuto gestire una delle formazioni più attese della vigilia, ma va detto che la prestazione di Betti, Confortola, Sighel e Fontana è stata all'altezza della situazione, dimostrando carattere e compattezza in una finale olimpica -1.

Nel pomeriggio, però, non erano arrivate solo buone notizie per i colori azzurri. Se lo sci di fondo aveva regalato un’altra gioia con il bronzo di Federico Pellegrino e del giovane Elia Barp nella team sprint, confermando lo straordinario momento del fondo maschile -2-4, ben diverso è stato l’esito della staffetta femminile di biathlon, una delle gare su cui si riponevano le maggiori speranze. La prova di Anterselva si è trasformata in un pomeriggio amaro per Lisa Vittozzi e compagne. La squadra, composta da Hannah Auchentaller, Dorothea Wierer, Michela Carrara e la stessa Vittozzi, non è mai riuscita a entrare in gara, frenata da un numero eccessivo di errori al poligono che hanno compromesso qualsiasi velleità di podio fin dalle prime frazioni -10.

La debacle del biathlon femminile e la chiusura dello sci alpino

Il tiro, si sa, è il vero ago della bilancia in questa disciplina, e oggi l’Italia ne ha fatto le spese in modo pesante. Auchentaller ha aperto con qualche esitazione, costringendo Wierer a partire già con un certo ritardo, ma è stato il secondo giro a risultare fatale: la staffetta ha accumulato ritardi e giri di penalità che hanno definitivamente estromesso le azzurre dalla lotta per le posizioni di vertice -10. Alla fine, un undicesimo posto che sa di occasione sprecata, soprattutto considerando il valore delle singole atlete e il calore del pubblico di casa. La Francia, dal canto suo, non ha sbagliato nulla e ha messo in fila tutte le avversarie, salendo sul gradino più alto del podio davanti a Svezia e Norvegia, confermando una volta di più la propria forza in questo sport -10.

Parallelamente al biathlon, sulle nevi di Cortina d'Ampezzo si chiudeva il programma dello sci alpino femminile con lo slalom speciale. Una gara che non ha regalato particolari soddisfazioni alle italiane Lara Della Mea e Martina Peterlini, le quali hanno chiuso la loro prova lontane dalle posizioni che contano. A svettare su tutte, come spesso accade, è stata l'americana Mikaela Shiffrin, la quale ha messo la propria firma su un altro capitolo della sua infinita storia olimpica. Per Shiffrin si tratta di un oro che arriva a dodici anni di distanza da quello vinto a Sochi nel 2014, sempre in slalom, a testimonianza di una longevità e di una capacità di rimanere al vertice che hanno pochi eguali nello sport mondiale -5.

Gli Stati Uniti rincorrono e il fenomeno Klaebo continua a stupire

Osservando il medagliere generale, la Norvegia consolida la sua leadership con trentuno medaglie, quattordici delle quali d’oro, grazie anche alle cinque vittorie personali del fuoriclasse dello sci di fondo Johannes Hoesflot Klaebo, autentico dominatore di questi Giochi -1. Alle spalle degli scandinavi, l’Italia prova a tenere il passo, ma deve guardarsi dagli Stati Uniti, terzi con ventuno medaglie (sei ori, dieci argenti e cinque bronzi) e in netta rimonta. La squadra a stelle e strisce, nonostante qualche passo falso come nel pattinaggio di figura, continua a macinare risultati e rappresenta una minaccia concreta per il secondo posto degli azzurri, in un testa a testa che terrà banco fino all’ultima gara -1.

In questo quadro, la prestazione di Elia Barp merita una menzione particolare. Il ventitreenne falcadino, cresciuto nello Ski College Falcade, ha messo al collo la sua seconda medaglia in appena quattro giorni, dimostrando che il suo bronzo nella staffetta di domenica non era stato un caso isolato -2. In coppia con Federico Pellegrino, autentico veterano e punto di riferimento della squadra, Barp ha gestito con maturità le proprie frazioni, gettando le basi per un podio che premia la tradizione italiana nello sci di fondo e apre scenari importanti per il futuro. La staffetta sprint maschile, vinta dalla Norvegia davanti agli Stati Uniti, ha così regalato all'Italia il venticinquesimo alloro di questa edizione, prima che l'argento dello short track portasse il conto a ventisei -2-4.

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